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Le nuove storie di Cesare Basile

CESARE BASILE // “STORIA DI CAINO” – Urtovox rec

E’ ormai riduttivo presentare ogni nuovo disco di Cesare Basile sottolineando che si tratta di un’autore della “nuova” scena cantautorale italiana. La scena non è più nuova, anzi è ormai matura e questo Storia di Caino non fa altro che confermare la qualità dei precedenti dischi da solista (in passato, ad esempio, con i Quartered Shadows nella Berlino appena post muro) di Cesare che stanno sempre in bilico tra rock e canzone d’autore sbilanciandosi a seconda delle situazioni e del tempo. Qui, appunto, continua su questi passi, poco sicuri e ondeggianti, tingendo i suoi suoni, spesso cupi spesso elettronici, di tonalità carnali calde, di disperazioni composte, di imprecazioni e di denti stretti, di ritmiche pronunciate, un po’ blues, un po’ folk, un po’ rock. Di testi che raccontano storie un po’ personali un po’ colletive.

Come in Hellequien Song la produzione è affidata a John Parish, che in passato ha collaborato, ad esempio, con PjHarvey. Inoltre, sempre folta la lista degli amici musicisti presenti. Citiamo per tutti Robert Fisher dei Willard Grant Conspiracy che interpreta l’unica traccia in inglese “What Else Have I To Spur Me Into Love?”. Senza entrare troppo nel merito, perché spiegare le canzoni a volte vuol dire impoverirle, traccia dopo traccia si ha la sensazione di un lavoro in cui le varie parti musicali si equilibrino a vicenda restituendo tutta l’energia sprigionata in fase di creazione e produzione. Un disco, l’ha definito l’autore senza volerne spiegare il perché, “sull’assenza”. Un disco che invece riempe, ascolto dopo ascolto, durante le 12 tracce e lascia quel retrogusto amaro, quel sapore del non scontato, che fa la differenza.