…si continua con gli articoli della categoria Musica dal vecchio blog.

Marco Parente. NEVE RIDENS. IL DISCO DELLA SETTIMANA

A volte la musica rock trova sbocchi nella poesia. Non solo per i testi ovviamente, ma proprio per un attitudine “poetica” nei modi di fare musica. Ecco dunque il secondo atto dello spettacolo Neve Ridens [Mescal], opera (poetica) di Marco Parente. Dieci le tracce e quaranta i minuti di durata. Il primo Neve Ridens, (con la parola Ridens cancellata) era uscito il 9 settembre 2005 [v. intervista su Carta n.31/2005]. Il secondo è uscito lo scorso 24 febbraio e ha per titolo Neve Ridens (stavolta ad essere cancellata è la parola neve). Da qui inizia il sentiero innevato. Dalla «Neve», traccia che apre il disco con più di un minuto di silenziosissimo rumore. Rumore della neve forse: “Oggi non ho il coraggio di ascoltare la neve che cade”. I due album sono intrecciati, legati ad un cordone ombelicale che li attrae e li respinge, come una molla impaziente. Nella title-track «Neve Ridens» canta: “Non so se è la neve che è fuori / o il cotone che ho dentro”. In «Trilogia del sorriso animale: I e II sorriso» “Guardo la neve cadere / e una iena sorridere”. E la musica? E’ la solita (che bella la noia certe volte) magia a cui Parente da anni ci abitua. Trame di chitarre graffianti su ritmi che nascono dalla pancia, potenti all’occorrenza implosivi se necessario. Traiettorie vocali spiazzanti. Ovattate atmosfere dense di microscopici movimenti sonori. Pianoforti e orchestrazioni. Architetture rock, con un abbondante imbiancata di poesia al gusto gelido della neve.