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Ci scambiamo una visione?

Ci scambiamo una visione?

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COMUNITÀ DIGITALI Si chiama Instagram, ed è l’ultima follia dei tecno-addicted: un’applicazione per iPhone che permette di pubblicare, scambiare e commentare fotografie. Con numeri da vertigine: il 31 luglio scorso le immagini erano 150 milioni e gli utenti sette milioni; meno di un mese dopo, 200 e dieci. Il segreto? Rende tutti (un po’) artisti

di Rocco Rossitto – n° 763 15/10/2011 D-REPUBBLICA: link al pdf per leggere l’articolo.

Che ci fa un gruppo di ragazzi con l’iPhone in mano e una maglietta nera con la scritta Instagramers Italia, in piazza Duomo a Milano? Se lo saranno chiesto i turisti e i cittadini che, il 24 settembre, si trovavano in centro intorno alle 3 del pomeriggio. Sono i membri dei gruppi italiani di Instagramers, venuti a Milano per il primo raduno nazionale: è la community mondiale dei fan di Instagram, l’applicazione fotografica per iPhone più gettonata degli ultimi mesi.

Quando è possibile si incontrano in un InstaMeet, organizzato e promosso in rete. Di solito succede in un luogo simbolo della città: da quel punto parte un InstaWalk, in cui si scattano foto a seconda dei temi scelti. Alla fine si premiano le foto più belle, perché un po’ di sana competizione fa sempre bene. “Instagram”, racconta Emanuela Damiani, 21 anni, di Roma, “permette di condividere con gli altri la tua visione, in senso letterale, del mondo. È semplice da usare e dà un effetto finale fantastico. Io non ero una appassionata di fotografia prima, anche perché non ero bravissima. Otto mesi fa ho iniziato a usare Instagram e a seguire e interagire con persone di tutto il mondo, a ritrovarmi negli scatti degli altri e a leggere commenti sui miei. Mentre venivo a Milano per l’InstaMeet, ho incontrato un ragazzo nel vagone ristorante con un contrabbasso, che faceva foto con l’iPhone. Ci siamo messi a parlare, e alla fine abbiamo capito che già da un po’ ci seguivamo su Instagram: tranne un momento di smarrimento, mi è sembrato di conoscerlo da sempre”.

Instagram è nata il 6 ottobre 2010 e “gira” esclusivamente su iPhone. Permette di applicare filtri alle foto, rendendole particolarmente belle e con un gusto rétro che fa tanto nostalgia. Semplici immagini che in passato non avrebbero destato attenzione, su Instagram diventano piccoli capolavori. I numeri sono da vertigini: al 31 luglio 2011, ben 150 milioni le foto pubblicate. Sette milioni gli utenti. Dopo un mese, le foto erano 200 milioni e gli utenti 10 milioni: la notizia ufficiale è stata data il 26 settembre attraverso il loro blog.

Instagram funziona come un social network: oltre a condividere foto, è possibile seguire altre persone, commentare e pubblicare immagini anche sui social più diffusi, come Facebook, Twitter, Flickr. A Milano c’era anche Philippe Gonzalez, il fondatore della community Instagramers (instagramers.com) che conta oltre 141 gruppi sparsi per il mondo. Nella vita fa il new media manager ed è un tipo simpatico, dalla battuta pronta: “Instagram ha fatto una cosa molto semplice: ha democratizzato la fotografia”. Phil parla in una lingua che è un misto di italiano, spagnolo e inglese: “È un modo di conoscere nuove persone attraverso la fotografia, entrando in contatto con la loro sensibilità”. Come con le Polaroid di una volta.

Per Eugenia Angelini, 27 anni, di Bologna: “È l’unico modo per condividere la bellezza che i miei occhi scovano nel mondo”. Raffaele Cavicchi, 36 anni, di Trieste: “Il successo è dovuto alla semplicità di utilizzo e al poter unire persone di ogni parte e cultura in uno scatto”. Ilaria Barbotti lo scorso aprile ha fondato Instagramers Italia, e fa del mezzo un uso quotidiano: “È intuitivo, veloce, social e sempre con me”. Enrico Corinti guida gli Instagramers Piceni, ha 35 anni e vive ad Ascoli: “Ci chiamano addicted perché, in effetti, è un po’ una dipendenza. Ci sono momenti in cui metti un sacco di foto, altri meno, credo perché la componente emotiva è fortissima, per cui variabile.

Poi, più lo usi e più ti capitano coincidenze divertenti, come quando, al matrimonio di un amico, non c’era connessione e dunque nessuno poteva postare foto. Il giorno dopo, in rete, ho trovato innumerevoli immagini di quell’evento, anche di persone che non conoscevo, e di cui sono diventato amico subito dopo”. Instagram si è imposto nello spazio della “fotografia mobile” (dal cellulare) e non ha barriere linguistiche da infrangere: parla la lingua universale dell’immagine.

Finora lo si può utilizzare solo da iPhone, anche se i rumor su un imminente rilascio per Android, sistema operativo per cellulari concorrente a iOs di Apple, sono sempre più insistenti. Fabio Lalli, fondatore di Followgram.me, sito che permette a tutti gli utenti Instagram di avere un profilo pubblico sul web, ha le idee abbastanza chiare in merito: “L’uscita su Android è legata strettamente a quella di funzionalità pro o di servizi a pagamento”.

In rete è stato ribattezzato il Twitter della fotografia, ma la definizione ormai sta strettissima, vista la crescita esponenziale che sta registrando.

Quando vedete qualcuno vicino a voi con un iPhone in mano, che scatta una foto a qualcosa che vi sembra insignificante, statene certi: finirà su Instagram e sarà uno spettacolo.

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