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10 cose brutte della #smwmilan 2013

10 cose brutte della #smwmilan 2013
23 febbraio 2013 Rocco Rossitto
il team responsabile delle 10 cose brutte

PREMESSA

Lo avevo scritto in questo post: indosserò la maglietta della Social Media Week Milan, ma non la “casacca”. Mi ha dunque fatto molto piacere essere stato parte del Social Media Team che invitato dall’organizzazione ha raccontato, suoi propri canali sociali ma soprattutto su Twitter, l’evento: questo  però non mi ha impedito di notare 10 cose brutte della #smwmilan 2013.

E nel ringraziare gli organizzatori e soprattutto i ragazzi che si sono sbattuti veramente tanto spero che loro capiscano che nulla è di personale, ma che è necessario che certe cose non accadano più.

10 cose brutte della #smwmilan 2013

1. Dov’era la limousine?

Sono arrivato domenica mattina, lunedì la #smwmilan iniziava. Alle ore 10.05 atterro. Step by step, nella scaletta dell’aeromobile, mi rendo conto che non c’è nessuna limousine ad aspettarmi, ma il normale autobus dove insieme agli altri passeggeri salgo. Fuori il dramma si ripete. Niente macchina, niente autista: solo Luca Di Marco. Alle 10.15 di domenica a prendermi.

2. Lo Shiatsu all’urban center.

L’Urban Center è stato il centro, l’headquarter della #smwmilan. Ci hanno invitato per twittare fondamentalmente. Ma lo Shiatsu dov’era? Tra un panel e l’altro un massaggio è il minimo che lo standard qualitativo internazionale impone. E a volerla dire tutta anche dei massaggi speciali alle dita e ai polpastrelli che hanno digitato migliaia di tweet ci stavano. No?

3. Lo streaming che funzionava

Ok, a cosa è servito lo streaming funzionante se non c’era una telecamera fissa verso il social media team che ci riprendeva tutto il tempo? Ok, i relatori, ma noi no?

4. Minchia la neve.

Beh, qui tutto è andato a puttane. Ci avevano detto, in forma ufficiosa, che i primi giorni ci sarebbe stato un effetto Maldive con caldo tropicale, cocktail e una festa in Piazza Duomo con oasi artificiale, piscina di acqua salata e spiaggia di sabbia finissima. Minchia invece solo la neve.

5. Il ciuffo di Marano.

Filippo Marano è stato il nostro punto di riferimento, il suo ciuffo una bussola che ci ha fatto orientare: avevamo un problema? Lo chiedevi a Marano e te lo risolveva con un colpo di ciuffo. Poi, dopo il Party Social, il ciuffo s’è ammosciato e tutto il resto è stato noia. Non ho detto Gloria. Ho detto noia. Non potevate far venire “Jean-Luì-Davì” che con 50 colpi di spazzola lo rialzava, sto ciuffo?

6. Pantha du Prince sì e Madonna&Beyonce + un live dei Rolling Stones no?

Ok il dj tedesco stiloso, ok. Bravo c’hai fatto ballare, hai messo della bella musica. Ma non era il caso di far precedereun live dei Rolling Stones e a seguire un duetto Madonna e Beyonce? Secondo me, sì. Dai…

7. Dov’erano i vips?

Ma manco un vips c’era tra gli ospiti? Una Flavia Vento che ci illustrava come usa Twitter, uno straccio di politico che insulta su Twitter, o uno che ti dice dal palco: hai pochi follower non ti rispondo. Manco poi un direttore di giornale, una conduttrice televisiva che mette foto della colazione su Instagram. Insomma la #smwmilan degli sfigati competenti.

8. Il food, ndo stava il food.

Al panel sul food potevate farle scendere due mozzarelle dal cielo.

9. @melamorsicata

Non mi avevate detto che poi mi avrebbe followato e fatto un tweet con scritto: Seguite Rocco, Rocco seguite. Perché al momento non mi segue e non ha ancora fatto il tweet. Mentre era tutto in cip-e-ciop con @Giovy.

10. Il chioschetto dei follower

C’era di tutto: il caffè, le caramelle, le custodie, la wireless che funzionava, le ciabatte per spararsi in vena un po’ d’elettricità, il wall col post-it, il doppio schermo nella sala lunga così anche quelli in fondo vedevano. Ma un chioschetto dove uno andava e si comprava dei follower non c’era. Queste sono cose da dilettanti.

Scrivo su blog e riviste. Mi occupo di comunicazione e marketing sul web come digital strategist con focus sui media sociali.