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Lampedusa 03

Lampedusa 03
20 marzo 2007 Rocco Rossitto

Mentre il pulmino cammina il signor Umberto indica i luoghi dove si coltivava o le vecchie case dei contadini, i “dammusi”. Sono costruzioni in pietra che sembrano far parte della conformazione dell’isola, non sembrano neanche costruzioni umane. Soprattutto rispetto alla bruttura delle moderne costruzioni a Lampedusa città. Da un “dammuso” esce fuori un contadino, e il signor Umberto mi spiega che lì, quel signore, ci abita ancora. Da lontano verso ponente indica la Loren, la base Nato dismessa e ora in forze alla marina. Col pulmino arriviamo invece alla base dell’aeronautica. Lampedusa è in un punto prezioso, ma il signor Umberto scuote la testa: “a che servono? Servono a mangiare soldi”. Il giro non è finito perché ritorniamo verso Lampedusa città per andare verso la punta nord-est, al faro. Ripassiamo dal punto più vicino a Isola dei Conigli, la spiaggia più bella dell’isola, dove i Caraibi o le Maldive parlano siciliano e per arrivarci devi scendere lungo un vallone che dall’alto non si vede niente, ma si riesce a sentire lo splendore, ad intuire l’incanto. Ripassiamo dalla discoteca in aperta campagna e dell’ingresso di CalaCreta, dove case su case permettono a chi può di fare vacanze da sogno e milioni di euro. E poi incontriamo 5 0 6 rifugi costruiti ai tempi della guerra, la seconda. Che Lampedusa fu bombardata. In uno di questi c’è il “canile pubblico”. I cani randagi li portano lì, ma il signor Umberto dice che sono liberi e che la notte vanno a caccia di conigli. “Poi c’è una ragazza che va a dare loro da mangiare”, continua. Come nel film Respiro di Crialese, dove “la pazza del paese” è interpretata da Valeria Golino e i gli “uomini” sono gli stessi attori che Crialese ha utilizzato in Nuovo Mondo, solo visibilmente più giovani. Da quel film si vede una Lampedusa identica a quella che è in realtà e un’altra Lampedusa, completamente diversa.

Riattraversiamo la piazzetta, la spiaggia azzurra della Guitga, dove il ras Baglioni ogni anno organizza un festival e guadagna un sacco di soldi – stando a quello che si dice in paese – anche grazie a finanziamenti della comunità europea. Poi si arriva al faro, si guarda di sotto e verrebbe voglia di buttarsi giù da quanto è bello il mare di Lampedusa.