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Old Internet

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27 marzo 2009 Rocco Rossitto

Articoli pubblicati nella categoria Internet del veccho blog.

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Dmoz.org
open directory project
www.dmoz.org

Come navighiamo su internet? Spesso e volentieri a caso. Ovvero senza nessuna “guida” e sempre negli stessi siti, senza osare e senza cercare e di conseguenza senza scoprire siti nuovi o comunque interessanti. Prima di continuare a leggere questa recensione fermatevi un secondo e pensate a quali sono stati gli ultimi 20 siti dove avete cliccato. Probabilmente non ci arriverete neanche a 20 e tra quelli che vi vengono in mente c’è google e il vostro provider di posta elettronica. Come fare, dunque? Esistono sul web, e non è una novità, dei siti che rimandano ad altri siti. Si chiamano “directory”. Ce ne sono tanti e bisogna stare attenti. Ad esempio: directory che fanno pagare per inserire il proprio sito non sono directory serie, perché danno spazio solo a chi paga. Dmoz.org è la directory più grande e più “storica” del web. E’ nata anni fa, intorno al 1988, e dopo vari passaggi è diventata di proprietà di una grossa multinazionale. Ma questo non ne ha pregiudicato la serietà. Infatti: “l’Open Directory è stata fondata sullo spirito del movimento Open Source, ed è la sola grande directory che è gratis al 100%. Non c’è, e non ci sarà, un prezzo per proporre un sito nella directory e/o usare i dati della directory. I dati di Open Directory sono resi disponibili gratuitamente a chiunque accetta di conformarsi alla nostra licenza d’uso gratuita.” Alla base di dmoz.org c’è Odp, ovvero OPEN DIRECTORY PROJECT. Open perché il sistema è aperto, ovvero ogni proprietario di siti può segnalare il proprio sito che verrà vagliato dalla “redazione” e se soddisferà determinati requisiti verrà inserito nella directory. Open, perché si può entrare a fare parte della redazione semplicemente facendone richiesta. L’attività è volontaria: “L’ODP è un’organizzazione a carattere non commerciale nata e basata sullo spirito del movimento Open Source, che ha sviluppato una lunga lista si progetti software di successo creati da volontari senza alcun compenso economico. L’ODP offre l’opportunità ai navigatori del Web di tutto il mondo di creare una directory imparziale per condividerla con gli altri navigatori. Per questo gli editori di ODP non ricevono alcun compenso economico. Una delle caratteristiche uniche di Open Directory è che si tratta di una comunità di volontari che altruisticamente donano il loro tempo e le loro conoscenze al resto della comunità del Web. Gli editori editano per l’amore ed il divertimento nel promuovere un Web libero ed accessibile.“ Questo è di per sé un elemento di serietà, inoltre nel sito non ci sono pubblicità o segnalazioni a pagamento. Inoltre Dmoz.org ha un form per gli utenti dove è possibile segnalare anomalie, “abusi/spam” da parte dagli editori.
La grafica del sito è assolutamente minimale, niente colori sparati e niente confusione, niente immagini: solo il link e una breve descrizione. Dmoz.org è divisa in categorie e sotto categorie che scendono in profondità fino a far trovare ciò che uno cerca o comunque ci si avvicina molto. Ogni categoria indica anche il numero di siti segnalati. Dmoz.org ha anche pagine “locali” tradotte nelle lingue degli utenti, quindi anche in italiano. Nella home, in calce, i numeri sono sempre aggiornati. Al momento: 4,830,584 siti, 75,151 redattori, oltre 590,000 categorie.

Trovamelo.net
se lo cerchi, forse trovi.
www.trovamelo.net

Di dimensione nettamente minori Trovamelo.net è però una directory italiana comoda nell’utilizzo. Italiana perché fondamentalmente sono segnalati siti in italiano rivolti ad un pubblico italiano. Ciò chiaramente permette di restringere le ricerche e può essere uno svantaggio oppure un enorme vantaggio: tutto dipende da ciò che uno cerca. Se l’idea di fondo è la stessa (fornire siti a chi li cerca) la mentalità che ci sta dietro è differente. Open source quella di dmoz.org, commerciale quella di trovamelo.net. Già dal “disclaimer”: “Trovamelo.net è una directory che fornisce risultati di ricerca. Non e’ collegata ai risultati ottenuti, in quanto forniti da apposito modulo di ricerca gestito da Yahoo! Search Marketing .NON e’ responsabile dei siti visualizzati, dei link e del materiale in essi contenuto e declina ogni responsabilità per le conseguenze che possano derivare agli utenti da possibili malfunzionamenti e danni materiali e morali.” Come tutte le directory è divisa in categorie e ad ogni ricerca i primi risultati presentano l’indicazione “sponsor”, ovvero sono link a pagamento. L’importane è saperlo. Per il resto non ci sono pubblicità, banner, pop-up o quant’altro.

Risorse.net
la comunità per i webmaster
www.risorse.net

“Risorse.net è una Comunità virtuale che raccoglie migliaia di iscritti. Al suo interno potrai trovare guide, recensioni, raccolte di programmi, articoli di approfondimento e tante altre informazioni utili.” Ecco cos’è in due righe risorse.net. Nello specifico il sito è dedicato ai webmaster di siti. Sia a quelli esperti sia per quelli alle prime armi. Ci si trova di tutto: guide e manuali per webmaster, approfondimenti, tutorials, raccolte e recensioni. Ad esempio: come uso Photoshop? Oppure: che vuol dire “metatags”? Ancora: che libro scelgo per imparare il php? C’è anche una sezione “gratis”, con ulteriori servizi “free”, c’è il magazine in pdf che ogni settimana tratta un argomento e c’è anche la sezione script. Ci sono chiaramente tante altre cose. Per alcuni servizi è necessario iscriversi, altrimenti non si può usufruire dei servizi. La grafica è poco curata e l’immagine non è dunque delle migliori, ma i contenuti risultano sicuramente utili e da provare, come lo “scambio visite” un sistema che permette di creare accessi al proprio sito andando a visitare siti altrui. Alcuni link sono inattivi e alcune pagine non aggiornate da tempo. Per il resto, tutto quello disponibile risulta utile e di comoda fruizione.

Frasidamore.net
per gli innamorati che non sanno come dirlo.
http://www.frasidamore.net/

Frasidamore.net è uno di quei siti che se qualcuno ci chiedesse “lo conosci? Ci navighi?” tutti risponderemmo “no, ma figurati”. Invece il sito è preso letteralmente d’assalto, con un sacco di utenti che quotidianamente cliccano e saccheggiano ogni sua parte, per trovare una “frase d’amore” adatta alla situazione richiesta. Le macroaree all’interno del sito sono sei: frasi d’amore, in primo piano, sms da inviare, servizi, biglietti, auguri feste, biglietti. All’interno di ogni sezione delle sottosezioni ricche e dettagliate. Il sistema è semplice, ogni utente può inviare la propria frase e condividerla con gli altri. Nella sezione delle “scuse” se ne leggono delle belle: “Quando una storia finisce c’è sempre chi soffre. Se non soffre nessuno non è mai iniziata, ma se soffrono entrambi non è ancora finita. PANTERONA MIA MI DISPIACE MA IO SOFFRO OGNI GIORNO CHE PASSA…!!!” In quella sms d’amore: “Quando ti ho vista avevo paura di parlarti Quando ti ho parlato avevo paura di baciarti Ora che ti amo…ho paura di perderti”. La grafica del sito è ordinata e un rosa fastidioso è sempre presente. In teoria ci sono tutti gli elementi affinché questo sito non venga cliccato, eppure, una volta conosciuto ci si ritorna, anche solo per farsi due risate o per trovare la frase giusta, senza confessare di averla lì trovata.

Studenti Magazine


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Bed-and-breakfast.it
il portale della microricettività
www.bed-and-breakfast.it

E’ il macroportale della microricettività. Il gioco di parole rende l’idea: un ricco portale che segnala le piccole strutture ricettive sparse in giro per l’Italia. Bed and breakfast soprattutto, ma non solo: affittacamere, residence, appartamenti. Tutto all’insegna del “casalingo”, che nell’accoglienza per chi è molto viaggiatore e poco turista fa tanto, se non tutto. Un po’ di numeri per capire di cosa stiamo parlando: “Ci sono 5687 Strutture su www.bed-and-breakfast.it che sono state visitate 34180975 volte sono state effettuate 3262874 richieste di info o prenotazione per una media di 6010 visite per ogni Struttura e una media di 573 richieste di info o prenotazione per ogni Struttura”. I dati, riportati sul sito, vengono aggiornati ogni ora. Per cui, quando avrete tra le mani Studentimagazine di giugno, saranno già aumentati. La regione con meno strutture segnalate è il molise, solo 16. Quella maggiormente presente è la Sicilia con 1330. Sarà forse perché lo Studio Scivoletto editore del portale è di un siciliano. Ma bed-and-breakfast.it non si limita ad alcune regioni in particolare, il territorio dello stivale è infatti ben attenzionato senza distizione geografica e nella sezioni “news”, “eventi” e “fiere” vengono aggiornati con appuntamenti da ogni parte d’Italia. Particolarità di questo portale è poi la possibilità di effettuare una richiesta circolare a tutte le strutture di una provincia. Così da avere, in un solo click, molti preventivi e poter scegliere, comparando le varie risposte, la struttura ideale in base alle proprie necessità. Ancora: cliccando su “decalogo” appariranno “Le 10 regole d’oro per viaggiare e sentirsi a casa” che ogni struttura dovrebbe sottoscrivere e che ogni viaggiatore potrebbe far rispettare quando si ferma in una in un bed and breakfast italiano. Ad esempio: “1. L’ospite è sovrano – ospitalità e cortesia sono le caratteristiche principali dei gestori dei B&B che scelgono di aprire le proprie dimore ai visitatori di tutto il mondo. – 5. Una guida al tuo servizio – le informazioni sul territorio sono a disposizione degli ospiti dei B&B che vogliono conoscere la storia e i dintorni del luogo. 9. Di lui ti puoi fidare – serietà, correttezza e competenza dei gestori che si impegnano a garantire soggiorni piacevoli e confortevoli.” Le schede delle singole strutture sono semplici e efficace: 5 foto, descrizioni, prezzi, indirizzo e link alla mappa di google. Tutte rimandano al sito della struttura e alle pagine tradotte in inglese, francese, tedesco. Altra cosa interessante è la possibilità di votare la struttura con cui si è venuti a contatto così da generare la classifica de “i più votati”. In automatico quella dei “più visitati” e dei “più contattati”. Tra i servizi non poteva mancare il “b&b sul cellulare”, ovvero una versione del sito adatta per la navigazione attraverso i cellulari. Ma ciò che rende veramente speciale questo portale è l’alto numero di strutture, la possibilità di scegliere, confrontare, selezionare la struttura più conveniente alle nostre esigenze non solo dal punto di vista economico. Il portale è un po’ lo specchio del nostro accogliere, di un certo modo di fare ricezione, di un certo modo di essere che è esclusivo, così come esclusive sono le bellezze del nostro stivale.

Turisti per caso, viaggiatori informati.
www.turistipercaso.it

Ve li ricordate Susy Bledi e Patrizio Roversi? Quei due in televisione, su Rai Tre, che se andavano in giro per il mondo, quelli marito e moglie, lui robusto, lei robusta. Quelli simpatici. Ve li ricordate? Beh, loro per tanti anni sono stati la coppia televisiva più odiata della tv italiana perché andavano nei posti più incredibili mentre milioni di persone, incazzate, li vedeva divertirsi. Comunque, il loro programma, Turisti per caso, è diventato già da molto tempo anche un sito. Un sito molto utile per chi è fondamentalmente un viaggiatore e non un turista. Il sito offre varie sezioni, con i loro racconti, ma soprattutto con i contribuiti dei viaggiatori. Già, il segreto è tutto lì. Una vasta comunità di utenti che riversano piccoli segreti, itinerari, contatti, “dritte” per viaggiare bene, lontani dai circuiti del turismo di massa. Il forum è ricchissimo, nella sezione cucina troverete ricette da tutto il mondo. In Tam Tam, non vi perderete nessun articolo o informazioni riguardati il viaggio. Nella Bacheca trovi l’annuncio e probabilmente la soluzione al tuo problema di viaggio. Oppure che ti aiuterà a cambiar vita. Ad esempio: “Chi mi da una mano? Per gestire un ristorante pizzeria gia avviata a San Cristobal in Chiapas MESSICO cerco un/a socio/a anche con poca esperienza ma con molta voglia di conoscere un paese bellissimo come questo! scrivimi a…”

Couch surfing, sai surfare sul divano?
http://www.couchsurfing.com/

“Sì viaggiare…evitando le buche più dure” cantava Lucio Battisti. In questo caso, almeno per noi universitari-giovani-precari le buche più dure sono quelle del “vil denaro”, sempre poco e mai sufficiente. E se con un low-cost si può arrivare con poco ovunque (o quasi!) e per mangiare ci si arrangia come si può (kebab di tutto il mondo: unitevi!!!) il dormire resta il vero scoglio da superare. Così, Casey Fenton ha pensato che potessimo avere un amico in ogni parte del mondo che disponga di un divano per farci dormire il gioco sarebbe fatto. Le idee più semplici sono sempre le più efficace. Ecco che nasce il couch surfing, ovvero il “surf del divano”, ovvero come ti giro il mondo a “scrocco” e come metto a disposizione il mio divano. Il web poi, click dopo click, ha aplificato l’idea e il progetto è andato avanti, diventando un fenomeno sociale planetario. Il meccanismo è semplice: ti registri creando un profilo molto dettagliato con foto e quant’altro, cerchi un divano, contatti il proprietario che è libero di accettare la richiesta oppure no. Ovviamente se metti a disposizione il tuo divano allargherai la community. La mission è “CouchSurfing cerca di creare una rete internazionale di persone e luoghi, creare scambi culturali, sollevare la coscienza collettiva, diffondere la tolleranza e facilitare la comprensione culturale.”

Cisonostato.it, e tu?
www.cisonostato.it

Quanti dal ritorno di un viaggio hanno avuto la voglia di raccontare, condividere, fermare su un foglio di carta il proprio viaggio? Un po’ per non dimenticare, un po’ per far invidiare amici e no? Così, cisonostato.it dà proprio questa possibilità: raccontare i viaggi facendo conoscere i luoghi dei viaggiatori attraverso le loro parole, che poi sono anche le nostre, per fuggire dai depliant con testi e foto ad hoc. Racconti che esprimono “con sincerità, schiettezza ed esperienza, proponendo sempre e solo esperienze e diari di viaggio veritieri, redatti da chi ha effettivamente vissuto ciò che narra in prima persona in modo da dire quello che le solite guide turistiche non dicono: i difetti ed i veri pregi di una città o di un luogo, le emozioni e le sensazioni che panorami e monumenti possono infondere in chi li osserva!”. Poi ci sono tutte le cose classiche dei siti di viaggi: offerte, last minut, forum, newsletter e una vasta community che discute. Ma non è questo il punto di forza del sito: è la quantità e la qualità dei racconti che spicca. Varie le rubriche, tra cui tre che danno quel quid in più curate da Licia Colò (e chi viggia più di lei?), il wwf e legaambiente.
E per finire, “le ricette etniche”, magra consolazione per chi non può recarsi fisicamente nei luoghi descritti nelle pagine del sito.

Studenti Magazine


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Nazione Indiana,
“il” blog letterario che fa tribù
www.nazioneindiana.com

In Italia esistono ancora gli scrittori? E chi sono quelli contemporanei? E cos’è la scrittura oggi? Come muta, che forma ha, che tempi ha? La risposta, in parte, la si può trovare sul web. Che è terreno fertile di scambio e dialogo. Che è libertà di scrittura senza dover bussare alle porte di nessuna casa editrice o di giornale. Così, se prima le esperienze sul web venivano snobbate ora vengono, da chi di dovere, ricercate. Una di queste è Nazione Indiana, che “accoglie testi di natura letteraria, politica e artistica a scopi culturali e senza fine di lucro. I testi sono pubblicati nell’esercizio della libertà di pensiero, espressione e informazione garantita dalla Costituzione.” E’ nato nel 2003, e si chiama così perché “piaceva l’idea di una nazione composta da molti popoli diversi, orgogliosamente diversi e orgogliosamente liberi di migrare attraverso le loro praterie intrecciando scambi e confronti, e a volte anche scontri” – scrivono sul sito i redattori di una redazione “che non c’è”. Ha una struttura e grafica semplicissima: una colonna centrale con i post e una laterale (a destra) con i menù. E’ un blog collettivo fondamentalmente, ma di quelli che fanno tendenza. Per dire, Roberto Saviano ci scriveva (e continua a farlo) prima di pubblicare Gomorra su Mondadori. Poi ci trovi cose di Antonio Moresco, Dario Voltolini, Tiziano Scarpa per citare qualcuno. Autori noti e meno noti, sicuramente non “main stream”, ricercati e di qualità, che vincono premi letterari, che non appaiono in televisione, che non scrivono, con tutto il rispetto, libri di barzellette. Ma soprattutto trovi tante cose scritte, tanti appunti, tante idee, tanti fermenti. Tutti insieme, raccolte in diverse categorie: “Allarmi: urgenze, indignazioni, questioni gravi. Carte: scritti già pubblicati altrove o interventi letti a convegni. Diari: esperienze, commenti all’attualità. Dispatrio: prime traduzioni italiane di scrittori stranieri. Incisioni: testi redatti per Nazione Indiana e di particolare rilevanza. Mosse: proposte, progetti, segnalazioni di eventi. Vasicomunicanti: confronti e contagi, sconfinamenti di campo”. Una mappa in cui ci si può solo perdere, dove la scrittura invece di dare indicazioni provoca smarrimenti. Dove trova la sua ragion d’essere: legata e slegata dalla contemporaneità. Ad esempio, il 5 aprile scorso l’attacco di un post recitava così: “Siamo completamente favorevoli al matrimonio tra cattolici. Ci pare un errore e un’ingiustizia cercare di impedirlo. Il cattolicesimo non è una malattia. I cattolici, nonostante a molti non piacciano o possano sembrare strani, sono persone normali e devono godere degli stessi diritti della maggioranza, come fossero, ad esempio, informatici od omosessuali” Oppure, una parte del brano A metà di Flavia Ganzenua: “Seduta sul letto, in sottoveste, mia madre si infila i collant color carne. Sorride, i capelli mangiati dal sole che devasta la finestra. Li arrotola e li infila. Mi accuccio davanti a lei, coi talloni affondo nello scendiletto. E’ infeltrito, punge, mi sfrega gli slip. Non riesco a tenere gli occhi aperti, la guardo a fatica. La luce ormai ha ingoiato quasi tutta la stanza. Ho il grembiule trasparente. Mia madre è a metà, immobile, spuntano solo le braccia e le gambe”

iquindici,
la repubblica democratica dei lettori
www.iquindici.org [5/5]

Il manifesto del gruppo de “iquindici” si apre così: “Noi, donne ed uomini della Repubblica Democratica dei Lettori, riuniti e stimolati dal comune sentire di Giap!, abbiamo risposto alla richiesta della Wu Ming Foundation costituendoci nel gruppo de iQuindici Lettori residenti al soccorso di Wu Ming” Probabilmente è arabo. Le cose sono andate così. Giap! è la newsletter inviata dalla Wu Ming Fundation, la “Fondazione” del gruppo letterario Wu Ming noto in precedenza col nome di Luther Blisset. I futuri “iquindici” erano dei lettori di Giap! e per venire in contro all’appello di Wu Ming che recitava così “non mandateci manoscritti! non abbiamo tempo di leggerli!”
hanno deciso di unire le forze e costituirsi in gruppo di supporto. Oggi cosa fanno dunque? “L’attività de iQuindici consiste in: Leggere e restituire opinioni con il minor pregiudizio possibile a chiunque ci accordi fiducia e ci sottoponga quindi il proprio lavoro. Promuovere l’accesso libero e gratuito alla cultura attraverso una nuova visione della proprietà intellettuale. Promuovere una visione ecologica della cultura.” E la cosa funziona a tal punto che, ad esempio, “Tre Uomini Paradossali” di Girolamo De Michele è stato pubblicato da Einaudi Stile Libero, oppure che la Gullimard, casa editrice francese di tutto rispetto pubblichi Blessures de guerre di Giulia Fazzi, la cui edizione italiana la si trova, appunto, sul sito de “iquindici”

Anonima scrittori,
in tanti è meglio
www.anonimascrittori.it

“Anonima scrittori è un laboratorio dove si conducono esperimenti letterari.” Più chiaro di così? Non si poù. Dunque, il collettivo fondante nasce a Latina nel gennaio 2004, poi si ramifica e espande in altri punti d’Italia. Si stabilisce un progetto, con un’idea, una traccia e si scrive. Ad esempio Progetto Rorshach dove cinque scrittori hanno partecipato a, come scrive wikipedia, “quello che si prefigura come il primo progetto letterario che prende spunto dal metodo di psicoanalisi: il Progetto Rorscahch. Una disegnatrice (Cristina Govi), ogni mese, crea una macchia (in realtà è un disegno) che viene consegnato ai cinque partecipanti e che viene messo a disposizione sul web di chiunque voglia partecipare. In base all’ispirazione che suscita quella macchia deve uscire fuori una storia” Quel progetto si è concluso, ma molti altri sono in corso, come Il Progetto Epistolare, I ching un romanzo collettivo in cui ogni capitolo venga scritto da una persona diversa, (R)esistenza e altri ancora. E poi c’è il forum, dove si discute di massimi e minimi sistemi, si chiedono info, si partecipa. Soprattutto: si scrive. Piccolissima pecca? La grafica del sito, ad esclusione della home.

loScaffale.com,
libero scambio di testi
www.loscaffale.com

Nello Scaffale.com puoi trovare libri e metterne a disposizione seguendo la logica della condivisione dei saperi, fuori da logiche di mercato. Tutto chiaramente dipende dagli utenti: più utenti più libri a disposizione. Il servizio è gratuito, è necessario però registrarsi. E’ possibile inserire e ricercare titoli che sono divisi in varie sezioni, come la narrativa, la saggistica, i test universitari, testi scolastici. Si inserisce il titolo, la casa editrice e se il libro è a disposizione appare la e.mail della persona che ha deciso di condividere il testo. Se l’idea è sicuramente interessante bisogna registrare che ancora il sito, nato nello scorso dicembre, gode di pochi titoli a disposizione, solo 158 con 384 utenti registrati. Cercando tra i libri della Feltrinelli appaiono solo due titoli, tra quelli de Il Mulino solo 4, uno solo per Mondadori Scuola: l’intramontabile “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. La grafica è anonima, e un testata con animazione infastidisce. Dettagli importanti che tuttavia non precludono l’idea di base. Ora non resta che fare un bel po’ di passaparola, perché a “guadagnarci” potremmo essere tutti noi…

Studenti Magazine


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Second Life, c’è vita nel virtuale?
www.secondlife.com

La “rete” è il luogo per eccellenza dove diventare qualcun altro. Dietro un nickname, spesso e volentieri, c’è una persona diversa da come “appare”. Accade in chat, ma anche in forum, e comunità virtuali dove si ha la possibilità di perdere alcuni freni inibitori, alcune difficoltà della vita reale. Ma esiste un “vero” modo virtuale? La risposta la conoscono in 4,440,078 persone. Ovvero gli utenti di Second Life. Probabilmente, anzi certamente, quando leggerete questa scheda il numero sarà aumentato. Second Life è un “mondo digitale in 3d, immaginato, creato e vissuto dai suoi residenti” La spiegazione presente in home non potrebbe essere più eusastiva. Nato nel 2003 Second Life ha avuto una crescita esplosiva, accaparrandosi utenti da tutto il pianeta. Entrati ne “il mondo” si possono scoprire continenti digitali, intrattenimenti, esperienze. Un mondo “uguale” al reale, ma fatto di bit, dove ognuno può “rinascere” e viversi la propria “nuova” vita. E i soldi? Già, anche su Second Life, purtroppo, i soldi sono il motore di tutto. Ci sono varie possibilità, dall’utenza gratuita, dove non hai possibilità di spendere neanche una lira, all’account a pagamento dove hai a disposizione del denaro da spendere. La moneta comune è il Linden Dollar. Il nome nasce da Linden Lab, ovvero la società americana che ha creato SecondLife. Dentro “il mondo” questi Linden Dollar possono essere spesi in vario modo e soprattutto possono essere “cambiati” in soldi reali in qualunque momento. C’è chi ha guadagnato un sacco di soldi e chi ne ha persi altrettanti. C’è chi compra macchine, chi case e le rivende, chi fa affari e chi arrotonda lo stipendio. Second Life è un clone della vita “reale” dove si può essere e apparire come si vuole, dove si può creare “qualunque cosa tu riesca a pensare con l’immaginazione”. E’ necessario un minimo di capacità tecnica che attraverso un semplice programmino creerà qualunque cosa. Da quel momento ogni oggetto è vendibile. E infatti moltissimi programmatori hanno creato di tutto in Second Life per poi rivenderlo a milioni di utenti, anche a prezzi bassi Per molti utenti, comunque, Second Life non rappresenta solo una possibilità di guadagno, ma proprio un’altra vita, con un altro nome e aspetto, con altre relazioni, altri lavori, altri hobbies. In Italia c’è pure un sito di supporto per gli “abitanti” italiani di SecondLife, ovvero www.secondlifeitalia.com. Qui si possono trovare informazioni soprattutto per chi non conosce Second Life, ma anche forum e blog per discutere e raccontare le proprie esperienze ne “il mondo”. Chiaramente i fans sono entusiasti, ma piovono anche molte critiche. In Italia, il mese scorso, la notizia che Tonino Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, abbia comprato su SecondLife una isola piantandoci la sua bandiera ha fatto discutere. L’isola diventerà in breve tempo un vero e proprio quartier generale, con tanto di sala conferenze, dibattiti, incontri con la stampa. Il Ministro non è nuovo a queste sortite nel multimediale, basti pensare ai suoi filmati su YouTube. Ma c’è chi ha fatto di più: al World Economics Forum di Davos una delle conferenze si è tenuta su Second Life e la Svezia ha aperto un suo consolato per dare assistenza, informazioni, servizi. L’Ibm ha delle isole e altre aziende stanno investendo molto nel “metamondo”.

C’est so Paris, parigini smorfiosi
www.cestsoparis.com

Che i parigini siano smorfiosi è risaputo. In generali i francesi hanno un po’ la puzza sotto il naso. I luoghi comuni, duri a morire, nascono sempre da un fondo di verità. Così il sito cestsoparis.com ha deciso di rivolgersi a chi verrà in vacanza a Parigi e vuole evitare di avere scontrose relazioni con i parigini. Pensato soprattutto per il pubblico inglese, pare che siano in calo le visite turistiche provenienti da Regno Unito, il sito offre varie ed interessanti sezioni. Percorsi, eventi, offerte speciali, fotogrtafie, ecc. Tra tutte, la più simpatica, è quella che recità così: “You don’t need to speak french to understand pairisians or to blend into the crowed”.
Ovvero, impara a comunicare con i parigini attraverso le loro smorfie e i loro gesti. A quel punto una serie di immagini con gesti ed espressioni tipiche dei parigini e relativa “traduzione”. Nel frattempo, gli ideatori del sito, hanno pensato bene di creare un “game” dove gli utenti inviino le loro “imitazioni” dei parigini. Con premi interessanti. Gli stereotipi non si spazzano certo con un sito, ma il risultato è utile e divertente e forse aiuterà ad affievolire la storica e proverbiale “antipatia” tra i due i due paesi.

La Molle Industria,
videogame “unpolitically correct”
www.molleindustria.it

La Molle Industria, è una industria di smidollati. Ovvero produce videogame. E come scrivono sul loro sito “La MolleIndustria non ama i videogiochi, per questo motivo li crea.
Crediamo che il sacrosanto orrore per l’attuale panorama videoludico possa essere incanalato in un processo costruttivo e decostruttivo. Crediamo si possa sviluppare un dibattito coinvolgendo le galassie del media-attivismo, della software e della net.art, il popolo dei videogiocatori abituali e quello dei più feroci detrattori. Crediamo che alla critica teorica si debba necessariamente affiancare una pratica alternativa di game design.”
Detto fatto. Sul loro sito si può giocare e/o scaricare gratuitamente con i videogiochi da loro creati. Vista la premessa verrebbe da pensare a qualcosa di estremamente noioso, invece i giochi e tutto il sito è ultracolorato ma soprattutto divertentissimo. C’è il “McDonald’s Videogame” o “Embrioni in fuga”, ci sono i link ad alti giochi come la slotmachine, pardon, la “PACSmachine” dove si vince sempre e si vince ridendo.
Nel sito si trovano anche molte altre risorse, come la “theory” con gli scritti sull’argomento, la mailinglist, la pagina dedicata a chi è un “mac user” con i giochi scaricabili per quel sistema operativo. Su tutto però restano i vidogiochi, incredibilmente ben fatti, ironici, per nulla politically correct come quello sui discorsi del Papa, Papaparolibero. Provare per credere.

Riflessioni.it
c’è pensiero sul web?
www.riflessioni.it

Essere o non essere, riflettere o non riflettere? Domande, in parte, amletiche e soprattutto mai risolte. E sul web? Riflessioni.it è un megaportale sul pensiero, sulle idee, sulla filosofia, sui massimi e minimi sistemi verrebbe da dire. Certo, all’interno ci sono tante cose che hanno poco a che fare con quanto appena detto, come suonerie per cellulari, shop fashion&design, shop fitness&body, e altre cose di questo tipo. A questo va aggiunta una grafica poco “friendly” e graficamente bruttina. Bocciato, dunque? Non proprio. Perché in alcune parti, nel “core business”, il sito diventa utile e divertente come nel dizionario o nell’angolo filosofico, nelle rubrica “mistici mistificatori?”, in quelle sulle riflessioni (dal web o dal carcere). Quando, appunto, si occupa del suo ambito filosofico-religioso-mistico. Sui contenuti, chiaramente, il dibattito è aperto. Il forum è molto frequentato e ricco di interventi, segno che il pensiero è sempre in moto. Nella sezione utilità vi è una enciclopedia mirata agli argomenti del sito e anche un dizionario religioni e una pagina con i libri dedicati alla riflessione, sia di matrice psicologica, artistica, religiosa, filosofica, esoterica. Un mondo vario quello di riflessioni.it, discutibile in alcuni casi, ma sicuramente stimolante e curioso.

Studenti Magazine


Internet_6

Myspace.com, il mio spazio sulla rete.
www.myspace.com

Il celebre Myspace.com, community mondiale cresciuta a dismisura negli ultimi anni ha deciso di “tradursi” anche in italiano. E’ da poco infatti che gli utenti provenienti dallo stivale, cliccando su www.myspace.com, accedono alle pagine italiane. Una manna dal cielo per i più pigri. Certo, ci avvertono subito però: “Benvenuti! MySpace Italia è ancora in costruzione (fase Beta). Hai dei commenti o suggerimenti? Clicca qui. Grazie !” E in effetti qualche problemino “tecnico” avendo un account lo si riscontra: nel tuo calendario ti può succedere di vedere modificata, senza che tu abbia cliccato nulla, la data di un concerto, o di qualunque altra cosa da te indicata. Oppure, la lista “amici” non in una unica pagina e dunque una difficoltà di gestione. Varie ed eventuali, ancora. Nulla di “catastrofico” però. Col tempo, immaginiamo, verranno sistemate. C’è da dire che Myspace è stato comprato da poco da Google (cha ha anche acquistato youtube, vedi altro box, ndr), e così probabilmente si spiega la traduzione in italiano, come per altre lingue europee e non solo. Dalla pagina di Myspace Internazionale (in alto a destra della home) si può accedere anche alla versione japponese, messicana, neozelandese e australiana, andando così alla scoperta di “profili” lontani. Per chi non ne ha mai sentito parlare, Myspace.com, è una immensa community, dove l’utente può aprirsi un suo spazio personale dove pubblicare materiali e “scambiare amicizie”, pubblicare foto e frequentare “nuovi mondi”. Andiamo con ordine. Fondamentalmente Myspace nasce come spazio per i gruppi “underground” che hanno la possibilità di caricare tre brani e di farli ascoltare senza download, ma in streaming. Pian piano però la cosa è cresciuta e dal sottosuolo è emersa: non c’è musicista che non abbia il suo spazio su myspace. A livello mondiale. E’ chiaramente una moda, ma qualcosa di buono c’è. La questione degli “amici” funziona così. Per poter lasciare un messaggio, un commento, è necessario iscriversi e loggarsi ed è neccessario essere “amico” di quell’utente. Per esserlo devi fare la richiesta (un semplice click) e devi essere accettato. A quel punto la tua icona (una tua foto, una immagini che carichi come profilo) appare nella lista della persona a cui tu hai richiesto l’amicizia. Ovviamente la sua appare nella tua lista. Vi è poi una “top friends”, che va da 4 a 24 amici che vengono messi nella tua home. Parallelamente allo spazio per i musicisti, si è sviluppato lo spazio per semplici utenti, che possono crearsi però una propria “radio” caricando brani di utenti presenti su Myspace. Insomma, un vortice che non finisce più, dove ci scambia messaggi, da Singapore alla Valle da Osta, dagli Stati Uniti all’Australia. Dove si caricano foto, video, commenti. C’è la possibilità di aver account visibili solo ad “amici” per spingersi un po’ oltre. Si entra in contatto con persone lontane, e si stabiliscono connessione con realtà vicine. A tutto questo si affianca lo sviluppo della parte video. Ognuno può “caricare” il suo, molte band lo stanno facendo, sfruttando questo canale e affiancandolo a quelli tradizionali, ovvero tv musicali, non sempre accessibili. Non solo clip, ma anche spezzoni di concerti, serate in club, varie ed eventuali. Myspace, è, come recita il “pay-off”, “a place for friends”.


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Clochard alla stazione
http://stazionemilano.splinder.com/

“Non mi vengono le parole per poter descrivere il nostro amore. Su una panchina della stazione centrale ti ho conosciuta e piano piano ci siamo innamorati e da un anno stiamo insieme. Il nostro amore lo viviamo in strada di giorno e di notte nella stazione di Greco Pirelli. La sera aspettiamo che le persone vadano via per iniziare a preparare un pasto caldo. I sogni possono diventare realtà anche per noi, non crollare!!!!!” A parlare è Antonello. O meglio, a scrivere. Antonello è un “clochard” e vive in stazione a Milano. Con lui tanti amici e compagni, che vivino per strada, in stazione. Da qualche tempo, con l’aiuto di volontari, hanno messo su un blog, NON SUPERARE LA LINEA GIALLA, su splinder: “Siamo stufi – hanno dichiarato – di essere invisibili, stanchi di sentir parlare sempre solo i sociologi delle nostre necessità’’. Continua Victor, uno dei più prolifici: “Noi vediamo tutto e adesso racconteremo le migliaia di storie vere a cui assistiamo dal marciapiede’’. Così sul blog, se ne leggono delle belle. Sembra poco, ma tra tanti blog banali, spunta qualcosa di interessante… “Vi abbiamo spiato a lungo x cercare di rubarvi il SEGRETO del vivere felice, nostra grande delusione capire che molti di voi nonostante abbiate un buon lavoro, una bella casa e magari anche la gnocca di turno, non siete….”

Blog2
Beata gioventù, blogger ultra novantenni

Quanti anni ha il blogger più vecchio del pianeta? Probabilmente 95 anni e si chiama Maria Amelia. E’ spagnola, vecchia e decrepita, con tutto il rispetto!. Però il suo blog ha successo, e pensare che quando suo nipote gliel’ha regalato lei lo ha preso per tirchio. La cosa funziona così: lei detta e lui scrive. Risultato? Circa 50mila contatti al mese e tante mail quotidianie: http://amis95.blogspot.com/. In più ha anche una sezione audio e alcuni parti tradotte in giapponese, olandese, italiano, e chiaramente in inglese. Ma non è l’unica: Allan Loof ha novantaquattro anni ed è svedese. In pensione già da un po’, ma posta quotidianamente: http://allanloof.blogspot.com. Attenzione: scrive in svedese! Donald Crowdis, ha novantatreanni ed è canadese, ha un bel sorriso, capelli bianchi, stempiato e c’ha anche una pagina dedicata su wikipedia. Il suo blog è qui: http://dontoearth.blogspot.com. Donald però non ha computer a casa, “scrocca” tutti i giorni una connessione dal vicino di casa. Ray White è statunitense e anche lui ha novantatreanni: http://journals.aol.com/white6416r/Dads … enJournal. Si diverte a scrivere ricette, specialmente con gli ortaggi come ingrediente fondamentale. Che il blog, sia anche un elisir di lunga vita?

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Internet_5

Rockit, tutta roba italiana
www.rockit.it

“ Rockit esiste dal 1997 ed è un’associazione il cui scopo é favorire e promuovere la cultura musicale e l’aggregazione dei cittadini […]Rockit é cresciuta, ha recensito migliaia di gruppi emergenti, ha dato spazio e ha seguito praticamente tutto il mondo musicale sotterraneo italiano, ha creato un magazine cartaceo, ha aperto un ufficio, ha organizzato eventi e festival, ha fatto fiere, è andata in radio e in tv, la sua community online è diventata un punto di aggregazione, un ritrovo, un luogo vivo.”
Dunque, come scrivono gli stessi autori, Rockit ha fatto un sacco di cose e aggiungerei io, è diventata un approdo, un lido “sicuro” per chi volesse avvicinarsi al mondo “vero” della musica italiana. Non sempre è roba buona, ma almeno è vera, sudata e suonata. Che non appare nei media e nei talk show, che non scompare come le Lollypop, ma che è lì da anni, concerto dopo concerto. Altro merito che determina il giudizio assolutamente positivo su questo “contenitore” (non me ne abbiano a male gli autori se definisco così la loro creatura) è l’enorme database a disposizione. Fruibile e a portata di click. Il tutto ben ordinato e appunto alla voce “risorse”: festival&bandi, date concerti, etichette, locali, sale prove&registrazioni, ufficistampa, negozi di dischi e di strumenti, distributori, catologo album gestito dalle stesse band con oltre 6326 titoli, o quello (per essere al passo con i tempi) dei promo digitali. Se volessimo esagerare potremmo chiamarla la “wikipedia della musica italiana”, ma non vogliamo. Chiamarla col suo nome basta e avanza. La sezione Community, anch’essa straricca di roba, oltre al forum e a una galleria immagine contiene altre voci curiose come le news dalle bande e gli scritti degli stessi, gli utenti con playlist ascoltabile e anche una classica utenti e artisti preferiti, ovviamente votata dei visitatori del sito. Il forum vive e lotta, si discute vivacemente e soprattutto si commentano le recensioni. Ad esempio, un redattore scrive del nuovo disco degli Elle, “nel complesso è un po’ noioso[…] E solitamente non si riesce a superare la prima metà di questa cinquantina di minuti[…]”, gli rispondo per le rime i lettori “per me il disco è assolutamente magnifico, di portata internazionale” oppure, “E questa sarebbe una recensione? Io la trovo alquanto sbrigativa”. Come a dire: “occhio che leggiamo quello che scrivete e se scrivete cazzate vi bastoniamo”. E questo, per chi fa un giornale sul web è sicuramente motivo di soddisfazione: l’interattività con il lettore. Rockit è molto attenta su questo. Ma non di solo web vive Rockit. C’è una versione cartacea: “la distribuzione del Mag – scrivono sul sito – è nazionale. Totalmente casuale e legata ad eventi, virale nei luoghi della Musica”. Il formato è poket: 13 x 17 cm, con 64 pagine a colore e 20000 copie stampate.
Tornardo al sito c’è da sottolineare come, e non capita spesso, la grafica sia al passo con i tempi e in maniera semplice ma non banale espone i suoi contenuti, mantenendo uno sviluppo verticale e lineare, intervallato da immagini per lo più rettangolari a supporto delle tre colonne, che in home hanno larghezza diversa rispetto a quella del resto del sito, che invece è più classica con le due laterali più piccole rispetto a quella centrale.

Frekout on line
www.freakout-online.com

Parlando di siti che parlano di musica non si poteva certo non parlare di un pezzo di storia. Già, correva l’anno 1989 quando in Campania veniva fotocopiato il primo numero di Freakout. Poi pian piano si è arrivati sul web, dove la rivista riscuote successo soprattutto per la sua storia e la sua autorevolezza. Nel frattempo è anche diventata un magazine cartaceo a distribuzione gratuita in giro per l’Italia. Grafica essenziale e rinnovata rispetto a quella di qualche tempo fa presenta in apertura le news con affianco un “primo piano” con l’artista di punta (al momento in cui scrivo tocca al grande Tom Waits). Seguono le interviste e gli speciali. In colonna le recensioni. La “Playlist” è affidata a gente del settore, non ai redattori. L’impatto è molto buono e aprire un sito leggibile è già metà dell’opera. Sui contenuti specifici si può discutere, ma la serietà e la storia del gruppo di Freakout è già un marchio di garanzia. C’è poi lo spazio demo, per dar spazio ai giovanissimi, ma in generale l’attenzione è riservata “all’underground” inteso più come modo di vivere e pensare la musica che come opere di nicchia (vedi il citato Tom Waits). Chiudiamo con le loro parole: “Negli anni i collaboratori al giornale arriveranno da tutte le regioni italiane andando ad alimentare dei contenuti ben precisi…”

Il cibicida.com, la fame vien ascoltando.
www.ilcibicida.com

E se a raccontarci i suoni dei nostri giorni non fosse una testata registrata? Un sito senza grandi sponsor? Se fosse un gruppo di ragazzi che ascolta musica per passione, che va ai concerti, che allaccia contatti con altre città d’Italia? Se pian piano questi ragazzi affilassero anche le penne delle loro tastiere? Se la loro base fosse una città del sud Italia, poi? Un po’ tagliata fuori, ma assolutamente immersa e intrisa di musica? Se questa città fosse stata ribattezzata la Seattle d’Italia? Se tutto questo accadesse, ci sarebbe da scandalizzarsi? No, niente affatto e infatti la segnaliamo come bella realtà quella del cibicida.com, per tutte le cose dette sopra, per la qualità dei pezzi scritti (non tutti, ovvio!), per la professionalità, per il fatto che sai per certo che non leccano il culo a nessuno perché non hanno pubblicità di etichette o di case di distribuzione e perché sono tutti giovanissimi. Già, un valore aggiunto. Il resto: la grafica non mi fa impazzire, onestamente. Non sono neanche amante di banner lampeggianti e di javascript che salgono o scendo. Bastano pochi click per trovare le recensioni, però. Gustoso lo spazio “old release” perché per capire dove siamo (soprattutto in musica) dobbiamo sapere dove siamo stati.

Musicboom.it, la musica col botto?
www.musicboom.it

Partiamo subito da cosa non va: la grafica. E’ orrenda, realmente brutta. Con quei sei box qaudrati e altrettante barre di scorrimento, robe da dilettanti. Stuccevole. Però. Però la tanta rabbia espressa per il contenitore si trasforma, pindaricamente, in elogio per il contenuto. Musicboom è “giornale” ben fatto e ben scritto, con tanti bei dischi, e tante informazioni. Recensioni, certo. Interviste, pure. Anticipazioni, commenti, news, e uno spazio dedicato ai “boomers” ovvero gli utenti di Musicboom. Poi chiaramente c’è l’interattività, c’è lo scambio di commenti su ciò che i recensori scrivono. Ci sono gli speciali e un sacco di altra roba. Tra questa spiccano le rubriche. E se “listomania” si occupa di classifiche personali, “pro e contro” analizza da due punti di vista diversi uno stesso album per sottolineare come l’arte di scrivere di musica sia sì un esercizio di stile, ma del tutto personale. Nella pagina dei contatti, le schede dei redattori: tipo poco raccomandabili all’apparenza. Sarà l’arma segreta? Forse. Infine da segnalare che nel network di musicboom spunta un cineboom.it dedicato al cinema, ovviamente. In questo caso, a prima vista, la grafica sembra migliore. Per fortuna.

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Internet

Exibart.com [www.exibart.com]

Exibart è nato nel 1996 nella città dell’arte per eccellenza, Firenze, ed è il punto di riferimento “indipendente” per chi vuole saperne di arte. “La strettissima redazione – spiega il direttore Massimiliano Tonelli – e’ composta da quattro persone, un’altra quindicina costituisce il nucleo più allargato, mentre i collaboratori raggiungono le 250 unita’”. Il tutto ha inizio sul web, ma Exibart ha deciso di espandersi ad arcobaleno nella “multimodalità”. In un mondo, tecnologico e artistico, sempre più veloce, chi si propone come veicolo informativo e formativo non può che adeguarsi. La Exibart platform è composta da: onpaper, un freepress da 30mila copie (10.000 delle quali arriva in abbonamento direttamente a casa) pubblicato ogni 45gg e/o in occasioni di eventi speciali; mobile, la bussola dell’arte direttamente sul tuo terminale wireless (palmari, telefonini di ultima generazione, ecc); pdf, la possibilità di costruirsi il giornale dalla rete al carta e leggerla comodamente in poltrona; radio, per chi vuole ascoltare invece di leggere, per chi va sempre di corsa e porta con se un lettore mp3, tv, dedicato a chi l’arte la vuole anche vedere e non solo leggere, alert, servizio che informa solo su specifici eventi anche relativi a zone geografiche del paese e infine la classica newsletter con un intelligente servizio che segnala le inaugurazioni (ovvio!) ma soprattutto le chiusure delle mostre, in gergo le finissage, per non perdere nessun appuntamento. “Oggi – racconta Tonelli – Exibart non e’ banalmente una testata, ma una piattaforma di comunicazione che riesce a inviare il contenuto ai propri fruitori nel modo più adatto in relazione al tempo ed al luogo in cui il lettore e’. Nell’immediato futuro saremo concentrati nel consolidamento del canale exibart.tv. E il sito? Appunto, si diceva che è la casa madre ed infatti, ad ottobre 2006 l’agenzia Nielsen//NetRatingg registra una media giornaliera 14.134 lettori unici; un tempo medio speso sul sito per lettore pari a 4’22”; una media di pagine sfogliate per sessione pari a 4,44; un impression mensile pari a 2.278.237. In più 19.867 iscritti alla mailing list e 21.204 utenti iscritti alla community. Dati caldi che si commentano da soli e valgono più di tante parole.
Entrando nel merito i banner pubblicitari, probabilmente inevitabili, infastidiscono un po’ l’occhio di chi legge per via delle animazione. Di contro c’è che sono tutti “a tema” pubblicizzano cioè solo “cose” relative all’arte. La pagina si allunga di molto grazie (o per colpa?) di “radar” che segnala tutto ciò che accade in giornata, e grazie (o per colpa?) di “ultime notizie uscite” che riporta, come dice il nome, alcuni articoli già pubblicati. L’apertura è di solito dedicata alla recensione di una mostra particolarmente importante. Sui contenuti, in generale, si va sul classico, ma la differenza è sulla presenza sul campo: segnalazioni e recensioni che praticamente non lasciano scampo e zone d’ombra. Poi le rubriche che aprono un po’ l’orizzonte andando a pizzicare il teatro, la letteratura, la musica, la moda. Ricca ed interessante la pagina degli annunci. Nel forum si discute e nei sondaggi si vota: “Vi piace restyling di Exibart.com?” chiedono dalla redazione. I lettori rispondono: 105 ok, 60 è uguale, 77 è meglio prima. Adesso tocca a voi giudicare…

Tribenet.it, l’arte si fa Tribù
[www.tribenet.it]

Il “giallo Tribe” è un colore che non esiste nelle scale cromatiche dei programmi di grafica presente in commercio, eppure bisognerebbe inventarlo. E’ quel giallo che da sempre caratterizza il sito Tribenet.it fin da suoi albori: Roma 1999. Poi, certo, la grafica è cambiata, si è creato il logo, un payoff che funziona (“La Tribù italiana dell’Arte”), e tutto il resto. Ma quel giallo è sempre lì, intoccabile. Quel “tutto il resto” è un portale che oggi (già da qualche anno però) è seguitissimo dalla tribù dell’arte che naviga e si informa, curiosa di quello che accade in Italia, curiosa di sbirciare nella galleria on line per scovare qualche “giovane” artista, o leggersi qualche recensione su “libri d’arte”, o un pezzo dell’ultima rubrica, la tribEconomy dedicata “all’economia dell’arte”.
Dunque tutto “il nuovo” viene setacciato e reso pubblico fornendo “un servizio informazione” accurato e aggiornato. Per quanto riguarda “il vecchio” si può sguazzare nelle sezioni “Storia dell’arte”, “Biografie”, “Correnti&Idee”, “Glossario”, “Tecniche”, che risultano essere, spesso e volentieri, le più cliccate. Da segnalare che la redazione non è più a Roma, ma in Sicilia a Catania, dove, per andare oltre al web e rimanere in Sicilia è nata TribeArt La Guida, unico mensile siciliano interamente dedicato all’arte.

Undo.net [www.undo.net]

Undo.net è uno di quegli spazi telematici dedicati all’arte ricco di informazioni attivo già dal 1995. Ma, come una macchina potentissima non supportata da un buon telaio e da una buona carrozzeria, il sito in questione risulta poco accessibile e di non facile navigazione. Chiariamoci: in home page hanno quel pinguino, “logo” del software libero che già varrebbe la segnalazione per le buone intenzioni, in più il sito no presenta copyright. Però sarà qualcosa nella grafica, o nel fatto che è “troppo” personalizzabile, con bottoni, homepage di sottosezioni, un taglio di prima pagina poco usuale che rende il tutto poco veloce, poco intuitivo, come “natura” costringe. Così la prima impressione è poco confortevole e non viene voglia di tornarci. La pagina “Undo Map” che dovrebbe aiutare il navigatore, non fa altro che confonderlo. Almeno questo è ciò che accade a chi scrive su questa pagina. Poi di cose buone se ne trovano, come la press release, un servizio quotidiano di mail che informa, accuratamente, sulle mostre in giro per l’Italia, o le audiointerviste, e tanto altro ancora. In conclusione, a che serve tanto ben di Dio se puoi non lo si rende fruibile?

Brain Twisting [www.braintwisting.com]

Fondato “verso la fine del 2001” il sito Brain Twisting è un progetto no profit il cui scopo è “fornire informazioni e approfondimenti su Digital Art, illustrazione, fotografia, design e tutto ciò riguarda la sfera delle arti visive”. Come spesso accade in rete, la volontà è quella di “creare un punto di riferimento” nella navigazione. La mission è quella di presentare e veicolare gli artisti più interessanti e i siti maggiormente seguiti sulla scena. Altro punto forte è l’apertura all’esterno: “Brain Twisting non vuole essere un progetto chiuso: è aperto ad ogni forma di collaborazione. Per avere un canale indipendente in cui riunirsi, creare iniziative, confrontarsi, crescere.” Così ecco che in questi anni questo spazio telematico si è riempito di fermenti vivi, che espongono in bella vista l’arte del oggi. Si rimane impressionati dalla qualità delle operi presenti sul sito, poi ovviamente “de gustibus non disputandum est”. Ma su Brain Twisting non è solo l’immagine ad avere spazio, ma anche la scrittura, la parola: in rilievo le interviste e le segnalazioni, gli articoli e le recensioni. E poi c’è Brain Zone, “una costola di Brain Twisting”, una e-zine che dedica degli speciali in formato PDF, riferiti a particolari temi o a specifici generi di arti visive. Proprio perché l’arte digitale si nutre anche “del reale”.

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Auguri San Libero
[www.sanlinbero.it]

Lo scorso 25 ottobre La Catena di San Libero ha compiuto 7 anni. Quel 25 ottobre era un lunedì e le prime righe così recitavano: “Termina qui la lotta al potere mafioso per questa generazione. Abbiamo ottenuto dei risultati: Sindona, i cugini Salvo, i cavalieri catanesi. Siamo stati sconfitti su tutto il resto. Queste vittorie parziali ci consentono tuttavia di guadagnare del tempo, di allontanare di qualche anno il pieno radicamento del sistema. L’esito finale e’ comunque, probabilmente, quello russo: marginalizzazione dei meccanismi democratici, istituzionalizzazione dei poteri di fatto, pubblica assunzione dei poteri da parte delle yakuza.”
Tecnicamente La Catena è un settimanale telematico, una e.zine d’informazione che viene inviata settimanalmente e gratuitamente agli iscritti “volontari” (niente spam). Formalmente è molto più, è una voce libera e un punto di riferimento per poter leggere notizie, commenti e analisi che difficilmente si leggono sia sulla stampa “ufficiale” che in quella “alternativa”. Il merito di tutto ciò va ad un caparbio giornalista che ha superato la cinquantina. Così scrive Wikipedia su di lui: “Riccardo Orioles, giornalista antimafia, è un punto di riferimento nel panorama delle firme giornalistiche in Sicilia, impegnato a contrastare la mafia e la corruzione. Assieme a Pippo Fava, ha fondato e sostenuto la rivista I Siciliani (http://it.wikipedia.org/wiki/I_siciliani), uno dei primi giornali che hanno avuto il merito di aver denunciato la normalità delle attività illecite di cosa nostra in Sicilia. Cavalieri, massoneria, mafia e politica i temi principali di un giornalismo che si proponeva rigoroso nelle inchieste e nel mestiere di comunicare e portare alla luce ciò che la mafia per anni aveva fatto al buio. Giuseppe Fava, a un anno dalla nascita del giornale, viene ucciso dalla mafia. Orioles è il punto di riferimento più forte nella redazione del dopo Fava, impegnato a contrastare in ogni modo il fenomeno della mafia; guida un gruppo che si contraddistinguerà negli anni per l’unità e per la qualità delle inchieste svolte.” La Catena non si occupa solo di mafia, ma si caratterizza per la molteplicità degli argomenti, per l’ironia e per una lucida analisi del contemporaneo. E’ priva di immagini, titoloni e fronzoli. E’ asciutta e leggera (intorno ai 25kb), schietta e diretta. Sul sito è possibile consultare l’interna raccolta dei numeri. Ma per poterla ricevere gratuitamente sulla casella di posta, senza nessuna pubblicità aggiuntiva, basta mandare una mail a riccardoorioles@gmail.com richiedendone l’invio. Nel 2003, proprio per la sua vena marcatamente ironica, vince il premo “satira sul web” all’interno del Premio Internazionale di Satira Politica di Forte dei Marmi in Toscana. Così si chiudeva quel primo numero:”Non so su che mezzo stai leggendo, in questo momento, queste righe. Al momento in cui scrivo, non so se esse verranno pubblicate da un giornale, e da quale, o se le diffondero’ tramite Internet, o se mi stai leggendo grazie a una stampante laser a 300 dpi – o su un volantino. Faccio il giornalista antimafia da vent’anni, e al ventunesimo anno non sono affatto sicuro di potermi far leggere da te con mezzi “regolari”. Probabilmente, questo ha qualcosa a che fare con le faccende di cui sopra”. Auguri Riccardo…

Mauro Biani, comics&strips –
http://maurobiani.splinder.com

Il blog maurobiani.splinder.com è un ricco contenitore di parole e immagini. A curarlo è chiaramente Mauro Biani, vignettista, illustratore e qualunque altra cosa abbia a che fare con la satira e il disegno, con la comunicazione che passa attraverso le parole e le immagine. E’ impossibile citare tutti i “posti” dove una sua vignetta sia stata pubblicata. Tra gli altri: Il Mucchio Selvaggio, Casablanca, Vita, Diario, Avvenimenti, Antimafiaduemila, Frigidaire. Nel 2005 partecipa a Parigi ad una esposizione collettiva organizzata dal comitato di liberazione per la giornalista del quotidiano francese Liberation Florance Aubenas rapita in Iraq. Il suo “impegno civile” lo porta a collaborare con riviste di frontiera come il mensile di satira palermitano Pizzino. Così scrivono di lui i redattori della rivista: “ Si definisce un vignettista-educatore. C’è qualcosa nel suo afferrare la realtà con le parole e le immagini che avvicina il linguaggio duro della satira con quello morbido della favola. Gli interessa capire come funziona il mondo e non stare fermo a guardarlo in modo che possa essere capito anche un bambino. Dalla sua parte ha la fantasia. Sa sognare ”. A metà novembre le sue vignette sono comparse nel libro collettivo Mafia Cartoon, insieme ad Altan, Ellekappa, Forattini, Staino e altri ancora.

Peace reporter in un mondo sempre in guerra.
[www.peacereporter.net]

Il logo è una colomba con i colori della pace. Sembra svettare veloce con il vento in faccia. Loro, i reporter della pace, scrivono di se stessi: “Siamo un gruppo di giornalisti professionisti, con
esperienze da inviati in diverse parti del mondo. Abbiamo visto la guerra, l’abbiamo raccontata e purtroppo continuiamo a raccontarla. Abbiamo deciso di lavorare per non doverne più raccontare le sofferenze. Abbiamo toccato con le nostre mani le vittime delle guerre, e abbiamo capito che tutte, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, hanno la stessa dignità. E abbiamo deciso di lavorare per loro. Ci sono molte esperienze concrete e riuscite,
alternative all’uso della forza e al micidiale strumento della guerra. Esperienze che risolvono problemi che la guerra invece aggrava. E anche questo vogliamo raccontare.” E così sia: il sito è ricco di pagine. Storie, interviste, reportage foto: materiali provenienti da tutti gli angoli del mondo, da guerre dimenticate a quelle sovraesposte. Grafica asciutta, versione in inglese e audio per i non vedenti. Alla voce “chirurgo confuso” la rubrica di Gino Strada, fondatore di Emergency. Nella sezione “buonenuove” uno spazio dove poter raccontare di storie a lieto fine. In un mondo sempre in guerra, non è roba da poco.

Megachip, democrazia nei media?
[www.megachip.info]

“Non vogliamo fare “semplice” informazione. Quello che vogliamo è sottoporre a vaglio critico costante il flusso comunicativo esistente, dall’informazione all’intrattenimento, dalle arti alla pubblicità, fornendo chiavi di lettura e modelli di difesa, oltre che modelli alternativi al flusso corrente di comunicazione.”
Nella pagina “chi siamo” la mission dell’associazione Megachip – democrazia nei media è spiegata chiaramente. Non dunque un’altro sito dove “si fa” informazione, ma dove l’informazione la si controlla, la si studia, la si analizza. Convinti che il potere mondiale passi anche attraverso la manipolazione dei grandi sistemi informazione hanno dato battaglia in questi anni, cercando di portare alla luce meccanismi e manipolazioni del mondo dei media. Come la campagna “Basta Auditel”, per far luce su una pagina oscura della nostra tv, condizionata dall’ascolto, dagli indici di gradimento e che abbandona sempre più la qualità. Presidente di Megachip è il giornalista ed europarlamentare Giulietto Chiesa, ex inviato de La Stampa e prima ancora de L’Unità a Mosca per oltre 20 anni. Il sito funge da contenitore delle iniziative della associazione e di interventi esterni sui temi di attualità. E’ possibile aderire e partecipare, il motto è: “che mille gocce diventino un fiume”

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VideoBlog, il futuro della Tv è sul web?
Si chiama TheBlogTv ed è un nuovo modo di fare tv, direttamente sul web e user generated.

I blog, nati come diari elettronici per naviganti vogliosi di comunicare, mutano la loro natura velocemente e dopo essere passati a fotoblog senza lasciare particolari tracce degne di nota si trasformano in Vblog, ovvero video blog. Che sia il web a dare una rinfrescata alle pareti obsolete della creatività televisiva?
L’Italia per una volta non è stata a guardare.

“TheBlogTV (www.theblogtv.it, ndr) nasce nell’Aprile del 2005 e va subito in onda sul web e sul canale satellitare NessunoTV di cui rappresenta fin da subito una parte importante e sicuramente la più innovativa.
A parlare è Bruno Pellegrini che di The BlogTv è il padre così come era stato l’ideatore di Nessuno.Tv.

“Una curiosità: TheBlogTV nasce 3 mesi prima di Current.tv e 6 prima di YouTube, per una volta abbiamo anticipato noi i tempi.”.
Già, per una volta.
“TheBlogTV è una televisione partecipativa, i contenuti principali sono ‘user generated’ e il ruolo dell’editore si capovolge restituendo al pubblico quello che proviene dal pubblico. Nel mondo ci sono decine di migliaia di utenti “attivi provider di comunicazione” che caricano ogni giorno sul web centinaia di migliaia di nuovi file video: la realtà è rappresentata da un pluralismo di punti di vista impensabile solo pochi mesi fa”.
Ma quanto costa una televisione così?
“TheBlogTv non costa molto e le entrate, a regime, sono diverse: dall’advertising, anche quello user generated, ai servizi interattivi premium come il download dei video sul telefonino, l’invio di video via mms e altri ancora. Il target di questa emittente è molto ben definito e dalle caratteristiche molto spiccate e molto appetibili per gli sponsor.”
Il Pubblico finanzia?
“TheBlogTV non ha attualmente accesso ad alcun finanziamento pubblico ma è sostenuta esclusivamente dal capitale privato. Abbiamo fatto richiesta per alcuni fondi di sviluppo della regione ma non sappiamo se e quando vi potremo accedere”.
E la politica?
“Uno dei motivi principali che ha decretato l’uscita di TheBlogTv da NessunoTV, che l’aveva incubata fino a Giugno 2006, è la volontà di mantenere una distanza di sicurezza dalla politica di ogni colore e bandiera.”
Chi produce i videoblog?
“TheBlogTV è l’editore dei vloggers, di ormai quasi 500 vloggers sparsi su tutto il territorio nazionale, che si è posto l’obiettivo di diffondere su altri media le comunicazioni provenienti dal basso retrocedendo gran parte del valore creato agli stessi vloggers.”
Volti famosi?
“I volti della nostra tv sono i vloggers. Finora hanno prodotto gratis ma, fra poco saranno ricompensati. Inizialmente poco ma cresceremo tutti insieme.”
Progetti presenti e futuri
“Nuovi programmi ‘user generated’ dalle caratteristiche di linguaggio e interattività molto avanzate. Si parla per la prima volta di veri e propri format multimediali prodotti dal pubblico e non solo, come fatto finora, di una selezione dei migliori video user generated. Progetti futuri: lanciare una televisione satellitare internazionale completamente user generated.”
Che vantaggi da TheBlogTv a un utente/produttore di video?
“TheBlogTv offre ai giovani, ai creativi, agli artisti, agli autori, ai giornalisti di farsi vedere e apprezzare senza passare per i canali classici e istituzionali che sappiamo essere occupati e senza sbocchi. Fenomeni di successo sono ormai all’ordine del giorno sia nel campo musicale che dell’informazione e dell’intrattenimento.”

ArcoirisTv, mostrare non dimostrare
www.arcoiris.tv

ArcoirisTv è una delle prime tv indipendenti a trasmettere via web. Sul sito è possibile scaricare i filmati e creare il palinsesto come meglio si ritiene. Oppure vederli in streaming. Ancora: sul satellite (canale SKY 916) si trasmette 24h su 24. In “onda” interviste, documentari, conferenze, festival e quant’altro. Arcoiris già da qualche anno trova larghi consensi di utenza sul web. Mentre la presenza sul satellite risale (con una lunga controversia che ha visto Sky non concedere inizialmente il canale e poi fare retromarcia) solo a qualche mese fa. Nata da una precedente esperienza, NoWarTv, Arcoiris si caratterizza per la versatilità del suo prodotto, non omologato, indipendente e altamente alternativo alle bestialità che regnano sovrane nei nostri tradizionali canali. Poi e sopratTutto, si caratterizza per l’idea di condivisione libera di saperi e informazioni. Ad esempio lo slogan è una citazione Felliniana che la dice lunga su come un altro modo di fare televisione sia possibile e soprattutto praticabile: “Non voglio dimostrare niente, voglio solo mostrare”. Inoltre Arcoiris è il punto di riferimento per l’Europa di Telesur (interessantissimo progetto di televisione partecipata e transazionale che trasmette in tutto il sud America) ritrasmettendone il segnale via satellite è sul sito. Infine: Arcoirs ha “dei canali stranieri” con contenuti in lingua.

NessunoTv, la tv nata dal blog

www.nessuno.tv

Quando nacque nel 2005, Nessuno.Tv, era una blogtv. Ovvero uno dei primi esperimenti di televisione creata dagli utenti che attraverso i propri “video diari” si raccontavano e raccontavano un pezzo d’Italia. L’idea fu innovativa, dinamica e il successo, via web, fu assicurato. Tanti contatti, tanti utenti, tanti “produttori”. Si cambiò sede e si arrivò nell’attuale a Via Ostiense a Roma, più grande ed accogliente. Si andò anche sul satellite (canale SKY 890). Le trasmissioni, oltre ai blog, prendevano corpo, forma e sostanza. Come Reporter con Paolo Mondani, giornalista Rai che lavorava e tutt’ora lavora con Santoro. Oppure le interviste di ControAdinolfi e tanti altri ancora. Ora, negli ultimi tempi, però la rotta è cambiata e NessunoTv, da contenitore di innovazioni è diventata, per sua stessa ammissione “La prima TV politica nata per seguire lo spettacolo della politica italiana e internazionale”. In parole povere: ore e ore di filmati, dibattiti e feste di partito. Tuttavia al suo interno “sopravvivono” quelle componenti che fecero guardare a NessunoTv come ad un faro verso un nuovo modo di fare televisione partecipata. Il sito è di facile consultazione e tutto il materiale è ben catalogato e dunque accessibile sia in streaming che in diretta che attraverso un sistema di peercast.

Ngvision, visioni libere
www.ngvision.org

Ngv sta per NewGlobalVision che a sua volta tradotto vuol dire “un progetto che si propone di creare una rete di canali video online indipendenti e a costo minimo. Si sviluppa basandosi sulla collaborazione di persone che lavorano in rete e dalla rete partono per l’organizzazione del lavoro, la condivisione di conoscenze e risorse, la diffusione dei saperi necessari alla prosecuzione del progetto e alla veicolazione delle informazioni. Video in qualita’ vhs da fruire localmente attraverso il pc o da riversare su nastro o su cd. I contenuti devono poter essere espressi dal movimento, dalle coscienze critiche, da chi produce cultura e informazione in maniera libera. NGV si basa sull’uso di tecnologie e software di pubblico dominio che permettono di scaricare o pubblicare video”. Questa la mission, e il risultato? E’ un sito essenziale che permette di usufruire di ore di materiali indipendenti. Tutti i video pubblicati sono sotto licenza CreativeCommons e divisi in categorie, o per autori. Attivo il servizio Xml per poter essere informati sui nuovi video disponibili. Per gli utenti meno esperti: la pagina guide fornisce le indicazioni utili con tanto di glossario. Non manca neanche la pagina con programmi utili e gratuiti da scaricare per vedere i filmati.

Studenti Magazine


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Logos.it, parole in tutte le lingue
E’ il mega portale della parola tradotta. Ovvero: uno strumento gratuito sul web che giorno dopo giorno arricchisce il suo database offrendo la possibilità a migliaia di utenti di attingere a piene mani.

“Dice Fernando Lázaro Carreter (filologo spagnolo morto nel 2004, ndr) «Una lingua naturale è l’archivio che raccoglie le esperienze, le conoscenze e le credenze di una comunità» e gli strumenti linguistici disponibili nel nostro portale sono l’espressione di questa convinzione”. Il portale in questione è www.logos.it e conta complessivamente 576.000 visitatori diversi al mese. A parlare è Gianni Gavioli uno dei fondatori: “Il primo strumento linguistico – Logos Dictionary – è nato circa 20 anni fa, grazie all’archiviazione di parole in tante lingue derivate dal lavoro quotidiano dei traduttori Logos. Si poteva così accedere facilmente a un comune database terminologico per attingere dalle sue risorse o per alimentarlo con nuove traduzioni. Questo prezioso glossario è stato offerto gratuitamente a tutti gli utenti della Rete, attraverso il portale internet”. Il concetto è quel del sapere libero, senza copyright e messo a disposizione degli utenti. Logos.it è un mare nostrum dove una volta dentro si rischia di non uscire più per la mole di risorse messe a disposizione. Si va dal traduttore di parole, al coniugatore di verbi, passando per un creatore di anagrammi, una libreria e un vocabolario per bambini e tanto altro ancora. Da lodare la facilità d’uso. Tutto molto semplice, molto intuitivo: basta un click. Punto d’arrivo (o forse di futura partenza) è la Logos Library. “Questo eccezionale «contenitore di parole di tutti i tempi» – spiega Gaviol i- è una Biblioteca Virtuale che oggi conta complessivamente 39810 titoli in 112 lingue. Ogni singolo testo è indicizzato, scritto in database parola per parola. I testi sono disponibili per la lettura online o scaricabili gratuitamente in formato txt. Per ogni lingua è disponibile un catalogo elettronico con tutti gli autori e titoli presenti. Si può ritrovare un testo utilizzando anche il motore di ricerca: per autore, titolo, editore o argomento.” Altro “simpatico” strumento che fa parte della famiglia è il logosquotes.org ovvero una citazione, una parola e un libro che ogni vengono tradotti in tante lingue. Circa 176.000 persone ricevono il logos quotes quotidianamente nella posta di casa e ovviamente in maniera gratuita. A questo punto una domanda “sorge spontanea”: ma quante persone traducono e qual è la lingua più lontana dall’Italia in cui traducono i tipi di logos.it? A rispondere è lo stesso Gavioli: “Ad oggi circa 7866 si sono accreditati come Utenti Professionali e hanno attivamente inserendo parole. Per le lingue, una delle lingue più particolari che si ritrova navigando in logos.it è il Rapa Nui, la lingua dell’Isola di Pasqua, un luogo remoto geograficamente e culturalmente: un gruppo di persone native appunto di Rapa Nui sono state ospitate in Italia a più riprese e hanno dato un contributo impagabile alle risorse online: sono state tradotte tante parole, registrate le pronunce, approntato un corso per conoscere le regole di questa lingua.” Come dire: ce n’è per tutti i gusti e per tutte le lingue…

Wikipedia, l’enciclopedia libera

La bibbia del sapere condiviso è on line dal 2001 ed è tradotta in circa 200 lingue con oltre 4,6 milioni di voci. L’edizione italiana conta 185.636 voci, ma il numero, mentre leggerete questa scheda, sarà già aumentato. Il tutto è assolutamente no profit, condiviso e condivisibile. In parole povere: è sul web gratuitamente, ci “lavorano” gli utenti di tutto il mondo, se tu che leggi una voce e ti rendi conto che qualcosa è sbagliata puoi intervenire per correggerla. Ovviamente ci sono dei meccanismi di garanzia e controllo tanto che, ad esempio, Umberto Eco ha avuto più volte parole d’apprezzamento per “l’enciclopedia libera”: “quando mi è capitato di consultarla su argomenti che conoscevo (per controllare solo una data o il titolo di un libro) l’ho sempre trovata ben fatta e ben informata”. L’utilizzo è elementare: cliccare su www.wikipedia.org e andare nella sezione italiana, inserire ciò che si sta cercando e in pochi secondi il vostro problema sarà risolto. In più i testi sono tutti con link attivi che rimandano ad altre trattazioni. Insomma se volete fare spazio la vostra enciclopedia occuperà solo il tempo di un click. In crescita anche altri progetti parallelli come l’immagine del giorno, o il wikipediano o il wikinotizie, il wikiquote con citazioni e aforismi che arricchiscono il portale e stravolgono l’idea di enciclopedia come luogo statico del sapere. Ricordate quei libroni impolverati all’ultimo piano delle librerie di mamma e papà? Bene, quelle erano le enciclopedie di una volta, ora c’è Wiki.

Erasmus? Un Caffè per saperne di più

State partendo per l’Erasmus? Oppure: vorreste partire ma non siete sicuri? O ancora: volete partire, ma i vostri genitori non sono d’accordo? Qualunque sia la vostra attuale situazione (compresa quella contraria per timore di essere attaccati dal morbo del “fancazzismo da Erasmus”) un giretto su Caffè Erasmus (http://erasmus.indire.it/) è una tappa obbligata. Utile se dovete partite, nostalgico se siete di ritorno. In ogni caso: il sito è ricco di informazioni che riguardano i progetti europei in generale e quindi non solo strettamente legati all’Erasmus. Bandi e concorsi, sondaggi e articoli. Link utili e preziosi. Dal menù di destra si accede facilmente alle sezioni, previa iscrizione: questa forse la pecca più grande del sito. La prima è “Esperienze Erasmus” dove si è liberi di raccontare la propria esperienza e/o di leggere quelle di altri studenti. Il tutto ben catalogato per anno, luogo, area disciplinare ed altro ancora. Scrive, ad esempio, uno studentessa che è stata a Barcellona: “Mi sono trovata bene a studiare in Spagna. I trasporti a Barcellona sono molto comodi, sono quasi sempre in orario e la notte puoi uscire senza problemi perché c’è sempre un bus che ti porta vicino casa! Barcellona è grande.” Risponde un’altra che invece è stata in Estonia, a Tallin: “Formidabile, i professori una pacchia, ogni volta uno show…andavo a lezione con gioia…mi facevano morire…Trasportisuper bicicletta comprata in loco, arrivavo ovunque…tranne quando c’erano un paio di metri di neve”

Scuola on line, libro aperto

Al momento sono disponibili “solo” 89 testi relativi ad autori vari, da S.Agostino a Giacomo da Lentini passando (tra gli altri) per Guido Cavalcanti S. Francesco d’Assisi, Iacopone da Todi, Guido Guinizzelli e Cecco Angiolieri. Il progetto di Pubblica Scuola (www.publicascuola.it) è quello però di riuscire a “coprire” il maggior numero di autori possibili per realizzare testi scolastici utilizzando la scrittura collaborativa e sfruttando la licenza Creative Commons (www.creativecommons.it). La licenza permette di stampare, riprodurre e fare circolare liberamente il testo, ma anche di realizzarne un’ opera derivata, che però sarebbe riconosciuta da Scuola OnLine con una sorta di “bollino di qualità se si seguiranno, nella sua pubblicazione, delle regole che ne garantiscano il controllo pubblico e, quindi, la verifica dell’attendibilità. Una bella sfida in un periodo in cui il caro libri pesa sulle spalle di studenti e genitori che devono pagare i libri di testo che vengono, spesso e volentieri, aggiornati solo nelle copertine e nella veste grafica. Il progetto è in fase di espansione, ma già del primo testo “Letteratura Italiana-Libro Aperto”, alcuni capitoli sono stampabili. Ad esempio quello sul Dolce Stivol Novo. Non solo letteratura ovviamente: un manuale di chimica e uno di informatica sono in progress. Una pecca è però doveroso segnalare, la grafica del sito: poco friendly e abbastanza confusionaria.

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