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Il profumo della carta

Il profumo della carta
24 novembre 2016 Rocco Rossitto

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“Il profumo della carta” io me lo ricordo bene. Non era il profumo nostalgico di un libro in carta e ossa da contrapporre all’algido schermo di un Kindle o di altro mezzo per leggere in inchiostro digitale o monitor di smartphone e tablet. Il profumo che mi ricordo io è quella della tipografia, dei colori che ti entra dentro e un po’ ti fa girare la testa un po’ ti piace. E il profumo di quelle prime 8 mila copie piegate a mano.

No, non ho mai scritto nessun libro (la frase “non ho scritto nessun libro” è stata per anni l’attacco della mia bio social), ma anni fa insieme a due amici decidemmo di fare una rivista di carta. Io stavo finendo l’università e collaboravo già da un po’ con riviste sia di carta che online. Allora c’era una netta differenza tra l’online e la carta. Si era giornalisti soprattutto quando si scriveva sulla carta.

Decidemmo di fare questa rivista per segnalare le mostre che avvenivano in città. La città era Catania, ma stampavamo in una tipografia del nostro paese di origine. La tipografia non aveva il servizio di piegatura così decidemmo, per risparmiare sui costi evidentemente, di piegarcele a mano quelle 8 mila copie.

La rivista aveva 3 o 4 ante. Così io, Alessandro e Vanessa decidemmo di buona lena di piegarle una ad una. Avevamo delle scorzette di arance fatte da mio nonno a supporto e nel giro di non so quanti pomeriggi riuscimmo nell’impresa titanica.

Se non ricordo male, dal numero successivo decidemmo di non piegare più a mano e di non risparmiare sulla nostra salute, psichica e fisica. Ma continuammo ad andare nella tipografia e continuammo a sentire l’odore della carta, dell’inchiostro e di tutto un mondo che adesso vedo lontanissimo.

Piccola postilla: la rivista si chiamava Tribe Art e io ho dato solo un piccolo contributo iniziale per poi percorrere altre strade. Alessandro e Vanessa hanno dedicato a quel progetto (fatto di tante altre iniziative) anni molto importanti, fatti di gran belle cose.

Così quando la tipografia online Flyeralarm mi ha proposto di scrivere questo post mi è subito tornato in mente (come una «madeleine» proustiana) di quando andavamo in tipografia e vedevamo prendere forma alla nostra rivista o ad altri prodotti che stampavamo. L’odore forte delle vernici, la macchina che sputava fuori le copie, quella che poi (ad un certo punto, come raccontato) le piegava e tutto quel mondo lì vissuto per un po’ di tempo.

Adesso è passato qualche anno (più di dieci ad onor del vero) e un bel po’ di cose sono cambiate. Tra queste la possibilità di stampare online tutto ciò che ti serve a costi bassi, bassissimi e praticamente su ogni cosa.

Negli anni, a seconda delle persone con cui lavoravo, c’era sempre un nome che saltava fuori: FlyerAlarm. Quando chiedevo come mai Flyer Alarm era la loro scelta le risposte più o meno erano sempre le stesse: precisione nella stampa, serietà nella tempistica, costi contenuti.

Così nel tempo mi è capitato di utilizzare questa tipografia online che ho visto evolversi sempre più: da “normale” servizio di stampa su supporti classici (volantini e depliantbiglietti da visita, brochure, libri etc) a supporti più articolati come gadget di qualunque tipo (lattine, ombrelli, slittini e altre diavolerie), tutto ciò che può servire ad una azienda per la presenza in fiera, o ad eventi (quindi stand, roll up, espositori, etc) ma anche accessori (cavalletti, astucci, cornici, etc) e molto altro ancora.

Un servizio del genere ci fosse stato ai tempi di quella rivista chissà quali cambiamenti ci avrebbe fatto fare. Magari c’era anche, ma non lo conoscevamo. Adesso quando ci capita di dover stampare qualcosa per Dieci cose (spillette, taccuini, penne) vado a botta sicura senza mai aver preso delle, probabilmente normali, incazzature.

Speriamo che duri.

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Post in collaborazione collaborazione con Flyeralarm
Photo credit: Pixabay
Scrivo su blog e riviste. Mi occupo di comunicazione e marketing sul web come digital strategist con focus sui media sociali.