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Santo Domingo. Polaroid_3

Santo Domingo. Polaroid_3
15 settembre 2005 Rocco Rossitto

Ci sono tante cose che colpiscono un occidentale che arriva in questo “occidente anomalo”. I mezzi di trasporto ad esempio. Ho gia’ scritto del carrito. Oggi tocca al taxi. Perche’ parlare del taxi? Perche’ uno se lo immagina giallo, oppure bianco (il colore in Italia e’ cambiato) oppure si aspetta una vettura tipo Inghilterra. Ma, ammettiamo che uno arriva e non ha aspettative, sicuramente pero’ pensera’ che i taxi hanno un tratto distintivo, qualcosa che li renda visibili. Ecco quel qualcosa e’, quando capita, una piccola insegna gialla con la scritta taxi. Mica poco pensera’ un qualunque lettore. Invece e’ molto poco. Spesso qui i taxi vengono confusi col carrito e viceversa. I taxi sono macchine qualunque. Si puo’ essere fortunati e capitare in una macchina nuova, ma l’80% dei taxi sono, come nel caso dei carriti, macchine scassate. In una, ad esempio, abbiamo trovato la bombola del gas da cucina collegata al serbatoio. La macchina andava a gas (presumibilmente da cucina) e la bombala era ben in vista. Gli sportelli interni sventrati. La radio inesistente.

La differnza fondamentale sta nel fatto che nel taxi puoi viaggiare da solo. Non come nei carrito dove si sale in 6 o in otto (oggi e’ accaduto a me, eravamo in otto con l’autista in nove). Il costo della tratta all’internio della citta’ e’ fisso: 100 peso pari a meno di 3 euro. C’è’ chi prova e te ne chiede di piu’. Dipende dalla situazione, delle volte conviene sottostare. Mai, anche nel caso dei taxi, bisogna chiedere il prezzo, sono pronti ad aumentarlo rispetto a quello ufficiale. Taxi e carrito sono mezzi di trasporto legali, riconosciuti e autorizzati. Entrambi usano il clacson per attirare l’attenzione. Ovviamente ci sono quelli abusivi, dove non conviene salire perche’ ti possono fare un prezzo truffa o nel peggiore dei casi, ed e’ successo a colleghi, si puo’ essere derubati.

Tutto questo non scandalizza. Chi scrive e’ vaccinato e non vive certo nell’educata Valle D’Aosta, tuttavia l’impatto e’ molto forte. Negli odori, nei sapori, nei colori. Direbbe Lucarelli a Blu notte: “Ma questa e’ un’altra storia…”