12 domande a…
BEATRICE ANTOLINI
Il suo nuovo disco BIOY è uscito qualche mese fa…

A quanti anni il primo disco?
A 16 anni, si intitolava Lily White.

Il tuo incubo ricorrente?
I serpenti e le figure geometriche.

Il libro che hai riletto più volte?
Tutto il teatro di Eugène Ionesco.

Sei allergica a cosa?
All’aloe vera, lo zucchero bianco mi fa male e a quelli che danno i consigli senza sapere niente sull’argomento di cui si sta parlando. Si usa molto ultimamente, anche in inter- net.

Una qualità che ti manca?
La non emotività che servirebbe in certi momenti. Lo strumento che preferisci? Strumenti a percussione.

Vorresti scrivere una canzone con…
Con tantissimi, in questo momento mi pia- cerebbe con Jamie Lidell. Cosa guardi in tv? Mi piacciono i film italiani con Ugo To- gnazzi, il mio attore preferito.

Mac o pc?
MAC

Vai in bici?
Certo, abito a Bologna.

Lo specchio ti annoia?
Mi è utile per rendermi a volte conto di quanto dovrei usarlo di più. Sport? Molti, dal nuoto alla palestra alla danza tip tap.

Te la cavi in cucina?
Si, mi piace molto cucinare.

Un regista che ti stupisce?
Ingmar Bergman

Che cosa ti eccita?
I crostacei alla catalana.

IL DISCO / BIOY (Urtovox/Audioglobe)
Chiusa nel suo Big Saloon Home Studio di Macerata, ovvero a casa sua, ha sfor- nato da sola (o quasi, i fiati sono stati registrati da alcuni amici musicisti tra cui Andy dei Bluvertigo) canzoni che come per i precedenti la- vori sfuggonoalle classifi- cazioni, o meglio sfuggono alle banalità e alla monotonia. BioY è immediato ed energico, riesce ad imporsi già dai primi ascolti. L’at- tenzione sempre più forte nei confronti della ritmica è uno degli elementi carat- terizzanti. Piece of Moon e We’re gonna live aprono con battute elettroniche, Planet rallenta subito con il piano in apertura e una parte vocale poggiata sui suoni. Mutantsonic e Eastern sun sparigliano le carte con cambi di scenografia continui. Paranormal riporta il tutto su un piano più intimo e BioY è la traccia manifesto del modo di porsi nei confronti della musica di Beatrice Antolini: a testa alta, con le idee chiare e un universo interiore non facilmente confezionabile. Venetian Hautboy: onirica. Abletable: seducente. In chiusura Night SHD: dila- tata e ispirata. Le note di stampa che accompagnano il disco parlano di “marcate connotazioni funky/soul/wave di chiara matrice ’80”, questa potrebbe essere una buona indicazione per riassumere in poche parole un lavoro che più di semplifi- carli i suoni li complica, attorcigliandoli in alcuni casi. A pat- to però che si sottolinei che si tratta solo di “marcate conno- tazioni” e non di muri entro cui racchiudere le tracce di BioY. BIOY Urtovox/Audioglobe

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Pubblicata su Congusto Mag – n°1 Inverno 2011
Foto di Roberto Serra