Bike Polo in Italia

Questa mattina su Wired è uscito l’articolo scritto sul Bike Polo in Italia. Se volete leggerlo è qui, ma non è per questo che scrivo questo post. Lo scrivo perché in realtà faccio pubblica ammenda per il fatto di non aver ancora provato a giocare a Bike Polo.

Che vado in bici quasi tutti i giorni, chi mi conosce lo sa. Che spesso linko o supporto progetti legati alla bicicletta come Io non inquino pure. Per me la bici è un mezzo di trasporto che riesce a trasportarmi (il gioco di parole è voluto!) senza lo stress della macchina, senza la paura dell’aereo (non ho paura di volare, ma quei vuoti d’aria ogni tanto?), senza il pericolo delle due ruote a motore. Infine senza la piacevole lentezza del treno. Certo, ovvio, non posso sostituire la bici ai mezzi di cui sopra, per cui mi sono ritagliato un uso della bici in città e per, raramente purtroppo, escursioni in zona.

E quindi? Mi manca ancora l’uso della bici prettamente ludico, mi manca e vorrei iniziare, ma non me la sento. Ho praticato tanti sport, con scarsissimi successi sportivi ma con grandissime soddisfazioni personali e formative: che dire degli 8/9 anni di calcio nel “Circolo Lentini” gloriosa squadra del mio paese? E dei tornei giovanil-estivi in Svezia? O di quando avevamo messo su una squadra sbrindellata di pallanuoto e perdavamo tutte le partite regolarmente?

Ecco, gli sport di squadra sono quelli che fanno per me (anche se a ping pong sono imbattibile finché non perdo) e sentendo i racconti dei ragazzi in giro per l’Italia e conoscendo la realtà catanese, questo è l’aspetto che più mi attira del Bike Polo: lo spirito di squadra, all’interno dei team e attraverso le varie città. Ovvio, gli scazzi ci saranno, ma ho percepito e visto quell’elemento fondamentale per uno sport: l’amicizia. E poi, lo ammetto, la cosa di poter “smazzare” con una bici, mi attira molto.

Ce la farò?

 

 

 


Rocco Rossitto

Ho avuto quarant'anni ma poi ho smesso. Questo è il mio sito ;-)

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