Mio nonno paterno insegnava alle elementari. Mio nonno materno insegnava pure, alle scuole medie. Mio papà ha insegnato per tanti anni e poi è diventato preside. Mia mamma ha insegnato tanto, non solo in classe. Mia zia, pure. Così qualche loro cugina.

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Nella mia famiglia, da una parte e dall’altra, l’insegnamento non è stato solo un mestiere, un lavoro da svolgere, ma qualcosa che ha segnato un modo d’essere. Come questo modo d’essere sia stato non è il punto, e io sarei di parte nel dare qualche giudizio su questo.

Il punto, invece, è che con lo scambio di saperi io ci sono nato e cresciuto. Non un travaso: da chi sapeva a chi non sapeva, ma uno scambio. Di conoscenze, metodi, approcci e certo anche nozioni.

Già durante gli anni universitari mi capitò di tenere un piccolo corso di scrittura ad un liceo di una scuola vicino Catania. Me la feci così sotto che giurai: “Mai più in classe dall’altra parte”. Mentivo a me stesso, ovviamente.

Poi, finita l’università, continuai con dei laboratori sulla scrittura e il giornalismo: ah, infatti la mia #monetadichoc è per la scrittura. Nel frattempo iniziai ad insegnare italiano per stranieri e la mia fu una scelta netta: non volevo insegnare l’italiano agli italiani, ma agli stranieri. Complice anche lungaggini “burocratiche” e una inconscia scelta che voleva premiare l’esperienza a dispetto della conoscenza.

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Così dopo anni (mica tanti poi!) e una laurea in lettere moderne, iniziai veramente a studiare un po’ la lingua italiana, a capirne i meccanismi, le regole e le molte non regole.

Durò 5 o 6 anni questa mia esperienza. In Italia e all’estero, in scuole private e università, non senza le lezioni private. Anni dove ho (io come tutti quelli che fanno questo mestiere) donato la parola, ma dove soprattutto ho imparato moltissimo, senza rendermene conto sul momento. Funziona sempre così, vero?

Prima dopo e durante, lezioni private, workshop, seminari: una volta feci per un mese il pendolare a Lampedusa, in una scuola media per un corso di “scrittura creativa teatrale”. E giù di letture, esperimenti, di Rodari vari, e di grandi divertimenti.

Dove possibile in cerchio, abbandonando la cattedra perché sì, posso anche sapere qualcosa in più di te che sei lì, ma è insieme che compiamo l’atto di apprendere, in uno scambio continuo. Altrimenti è solo un passaggio di consegne, senza acquisizione.

Nel frattempo il cerchio era continuo, dal lavoro alla docenza, dall’esperienza alla diffusione. Scrivevo per giornali (anche di carta, pensa tu), insegnavo italiano, facevo lezioni. La conoscenza va sempre insieme all’esperienza, alla pratica. E viceversa.

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In questo ambito una cosa posso dire di averla imparata in questi anni (e metto dentro anche quelli di osservazione passiva della mia famiglia): insegnare è un mestiere da artigiano. La didattica sono i ferri del mestiere. Certo anche i libri, i materiali, le attrezzature. Ma non bastano. La conoscenza, non basta. L’esperienza, non basta. Puoi essere il migliore nel tuo campo, ma non basta.

La didattica e il modo di stare in classe è quel qualcosa che riesce a caratterizzare un insegnante. Senza questa attitudine, senza preparazione in merito, il sapere è superfluo e vano.

Così quando mi preparavo per una certificazione (capitolo a parte, ve ne parlerò prima o poi) in didattica dell’italiano a stranieri ho letto vari libri sulla didattica, sul come riuscire a stare in classe con 10 persone che non parlano la tua lingua e non parlano neanche una lingua comune tra di loro. Quel che leggevo l’avrei messo poi in pratica, non senza scivoloni e modifiche in corso. Mescolando ancora tutto: la conoscenza e i saperi, la pratica e l’esperienza, l’incoscienza.

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Eccomi qua, adesso non insegno più italiano a stranieri di mestiere, ma continuo ad apprendere e continuando ad apprendere non potevo e non volevo fermarmi e non volevo smettere di insegnare. Continuo a scrivere, continuo ad imparare. Quando ho potuto e soprattutto quando mi è stato richiesto ho iniziato a fare dei corsi su vari aspetti del mio lavoro: scrivere, e far fare comunicazione e marketing alle aziende sul web.

Inizialmente è stata dura, ma dalla mia ho sempre avuto la didattica. Pian piano ho capito, frequentando anche io qualche corso del genere, che quel che diamo per scontato non lo è se si cambia prospettiva. Quel che riteniamo di sapere in realtà è messo in discussione da altre esperienze. Quel che pensiamo non possa interessare perché “pane quotidiano” è una fonte utilissima di confronto, feedback, accrescimento.

Per questo i corsi, i workshop, gli incontri che parlano “di web”, “di comunicazione”, “di digital marketing”, “di etc”, possono essere utili e possono servire. Prima non la pensavo così, mi sono ricreduto strada facendo, ancora una volta.

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“Bene, ma quando arriviamo a parlare di dieci cose?” Se te lo stai chiedendo, domandati se non ne ho parlato già.

dieci cose è tutto questo: è qualcosa che sapevo già, prima o poi, sarebbe successa. Dovevo solo aspettare il momento giusto: ma quello non arriva mai, non sai mai quando lo è. Così, qualche mese fa, dopo aver parlato con Claudio ed Emanuele di questo progetto, ho detto: “è arrivato il momento. Lo facciamo itinerante, partiamo da Milano”. Era una messaggio nel cuore della notte, non mi hanno risposto ovviamente.

L’idea di base era semplice: riunire una serie di persone molto valide, che lavorano con il web, lo studiano, lo raccontano, lo insegnano, ne scrivono su libri, blog e social network.

Fortuna vuole che queste persone le conosco di persona: ho avuto modo di vederle all’opera. Non penso che sia il caso di spendere una parola in più su di loro: ognuno si caratterizza per quel che fa. Ognuno di loro è conosciuto proprio per quel che fa, quotidianamente.

Allora perché non metterle insieme? Perché non chiedergli un intervento su come va il web oggi (che non sarà mai uguale a ieri e mai come domani), in quei determinati ambiti e argomenti che si ritrovano oggi nel programma?

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Questo è lo solo l’inizio: l’idea è di fare varie tappe in giro per l’Italia. In tante città è possibile fare corsi, in poche riesci ad avere tanti professionisti tutti insieme. Probabilmente la formazione del team non sarà sempre la stessa, è giusto che altri professionisti diano il loro contributo, che la forma del format muti nel tempo.

Intanto s’inizia: 19 e 20 marzo a Milano. Il resto lo scriveremo strada facendo, ancora una volta.

ps.

‘dieci cose’, il titolo, è ovviamente un paradosso: le liste servono solo a mettere ordine, non ad esaurire la curiosità.


Rocco Rossitto

Ho avuto quarant'anni ma poi ho smesso. Questo è il mio sito ;-)

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