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Intervista ai Ka mate Ka ora

Intervista ai Ka mate Ka ora
14 Settembre 2009 Rocco Rossitto

“Ka mate Ka ora è l’inno dei maori, reso celebre dagli All Blacks che lo intonano prima di ogni partita allo scopo di darsi la carica. Alla lettera significa “ è la morte, è la vita “ e la scelta di questo nome nasce, come molte delle cose che ci riguardano, nient’altro che dal caso. E’ sufficientemente impronunciabile e questa è la qualità che più ci interessava quando lo abbiamo adottato.”


IN QUANTI SIETE?
Siamo in 3: Alberto, Carlo e Stefano, rispettivamente batterista, bassista e chitarrista/ cantante

ANNI
Non siamo giovanissimi, in media 24 anni.

DA QUANTO SUONATE INSIEME?
Abbiamo iniziato a suonare insieme alla fine del 2005 e ancora ci va di farlo. Il nostro primo e finora unico album intitolato “ Thick as the summer stars” è uscito da pochi mesi, prodotto da Kramer e edito da A Buzz Supreme

IL PRIMO CONCERTO?
Il primo concerto è stato nella primavera del 2006, in un piccolo circolo arci vicino a casa nostra ( stessa serata dell’esordio di Samuel Katarro). In seguito abbiamo suonato in posti ben più vuoti di quello, a dire il vero.

COME NASCONO LE VOSTRE CANZONI
In realtà non esiste un unico modo in cui componiamo: qualcosa nasce in sala prove dall’improvvisazione, altro da idee di Stefano riarrangiate poi insieme. L’unica regola è che la musica nasce sempre prima del testo.
8-No, la musica non ci da da mangiare, anzi! Abbiamo altre occupazioni, ma la musica riveste un ruolo quasi necessario nelle nostre vite. Se non altro a livello di “ salute mentale”, per così dire.

IL DISCO CHE VI SAREBBE PIACIUTO FARE
Stefano: Pink moon di Nick Drake
Carlo: Il primo dei Velvet Underground, giusto per confermarti la nostra tendnza vagamente autolesionista ( almeno dal punto di vista commerciale).

CHE ASCOLTATE IN QUESTO PERIODO?
Stefano: Tim Buckley. E Lucio Battisti.
Carlo: Mojave 3, Red House painters, Pixies, Notwist, Joy Division…

I-POD o STEREO?
11-Vinile?

COSA NON RIUSCITE AD ASCOLTARE?
Stefano: direi senz’altro la techno, qualunque cosa sia.
Carlo: il reggae ha la capacità di irritarmi oltre il livello di guardia.

UN LIBRO LETTO DA POCO?
Stefano: Cavie di Palaniuk
Carlo: Brevi interviste a uomini schifosi” di David Foster Wallace, un genio assoluto, roba che quando lo leggi credi di comprendere tutto e allo stesso tempo capisci di non aver colto che una minima parte di quello che seppelliva nelle sue pagine. Uno che si capisce che non poteva star bene su questa terra.

UNA MOSTRA?
Siamo assolutamente e irrimediabilmente profani in materia.

QUANTE ORE DAVANTI AL PC?
Non saprei quantificare. In ogni caso sono comunque più del necessario.

UN POSTO DOVE VORRESTE SUONARE?
Rispondo dicendoti un posto in cui abbiamo suonato e dove suoneremmo sempre , in qualsiasi momento: il Cafè Deluxee a Firenze, gestito da persone talmente entusiaste e appassionate che non sembrano neppure di questo mondo…
UNA CANZONE DELLE VOSTRE CHE CONGISLIATE
Probabilmente “ All around” rappresenta meglio di tutte le nostre qualità e i nostri difetti; che in certi casi sono anche la stessa cosa.

VINO O BIRRA?
Birra, senz’altro.

CHE GIORNALI LEGGETE?
Riviste musicali, poi Pulp. E Il Manifesto, ogni tanto.

TV?
Mi verrebbe da dire Report, se non fosse per il senso di disperazione che subentra alla fine. L’idea che, nonostante tutto, probabilmente non abbiamo speranza. Tutti quanti. Quindi, alla fine, diciamo Sarabanda e non pensiamoci più.

UNA CANZONA PER IL MATTINI, UNA PER IL GIORNO E UNA PER LA SERA
Stefano: Katy song dei Red House Painters; Sea song di Wyatt;Day is done di Nick Drake.
Carlo: where is my mind dei Pixies è un bel modo per svegliarsi; Gone daddy gone dei Violent Femmes è buona in qualunque momento del giorno; e poi i Red House Painters per rendere il buio ancora più scuro, oppure New year dei Codeine

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