Si conclude qui, probabilmente, questo “diario di bordo” da Santo Domingo, e dalla Repubblica Domenicana.

Ripeto qui le quattro parole pronunciate ieri in occasione della consegna dei diplomi di fine livello alla Dante.

Non mi aspettavo di trovare questo paese: così complesso e contradittorio, pieno di falle e discrepanze, di bassorilievi e di dislivelli. Un paese non un uniforme e non omogeneo. Santo Domingo è stato un pungo nello stomaco che pian piano si è fatto digerire (il processo è ancora in corso) e lentamente riusciva a farsi anche apprezzare. Nelle semplicità di alcune ingenuità e sopratutto nella grande umiltà di una parte del suo popolo. In quel nano forte, di cui non ho saputo il nome, che a San Rafel, a Sud Di Barahona (che è a sud-ovest di Santo Domingo), correndo mentre eravamo già in Gua-Gua ci ha restituito qualcosa che avevamo perso che avrebbe potuto tenere per lui. Lui che lavora sodo tutto il mese per un pugno di peso e che la sera si concede piccoli momenti di libertà con i suoi amici: il “ron” qui lo chiamano “la vitamina”.

Più delle facce, dei nomi, delle cose vissute e delle spieggie spettacolari ricorderò negli anni l’umiltà di questa parte di paese contro la viltà dei ricchi. E’ retorico dirlo, mi rendo conto. Ma così forte mai l’avevo vissuta. Chi mangia, beve, e sguazza nel lusso e chi si spacca la schiena e ti ringrazia per quei pochi spiccioli di stipendio. Poi c’è tutto il resto, le lezioni, gli alunni e l’essere riuscito anche solo in un caso a “donar la parola”. A far capire un costrutto o l’ultilizzo di un tempo. Sono “piccole gioie quotidiane” che aiutano, che ripagano degli sforzi, delle tristezze e delle lontanze. La Repubblica Domenicana non è il paese dei balocchi, è duro vivere qui e l’Italia, la Sicilia, Catania con tutto il suo marcio che si porta dietro riesce sempre ad esercitare un fascino e una attrazione fortissima. Ed ora gli ultimi giorni, alla volta della zona nord est, dove a febbraio ci sono le balene da vedere che quiete si lasciano scrutare.

Verso quella Samanà, purtroppo celebre per la trasmissione L’isola dei Famosi, che invece – dicono – sia una zona bellissima. Una zona ricca di belle naturali e affascinanti leggende: è qui che i pirati scorazzavano, razziavano e poi si nascondevano. E’ qui che i conquistatori spagnoli pagavano lo scotto per le loro malefatte e venivano derubati dai pirati. Ad un ora da Samana c’è Las Terrena, Las Galeras e Playa Rincon. Spero di raccontare tutto ciò, ma credo lo farò dall’Italia. Gli ultimi giorni sono per me, che mi spalmerò su un atollo piccolo piccolo di nome Cayo Levantado.

Che ad andarsene con un bel ricordo aiuta sempre…


Rocco Rossitto

Ho avuto quarant'anni ma poi ho smesso. Questo è il mio sito ;-)

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