Sono in due, in sovrappeso e senza casco. Si avvicinano al gruppo, un colpo di clacson prolungato. Loro, sono su uno scooter, gli altri in bici. “Ou, facemu canciu e canciu?”, esclamano dallo scooter con tono di chi ti vuole prendere per il culo. “No – rispondono dalle bici – lo scooter inquina, ci vogliono i soldi della benzina e ci devi pagare pure l’assicurazione”. La scenetta, in varie forme, accade spesso quando il gruppo è in giro. “Il gruppo”, vuol dire quelli di Critical Mass, che non è una associazione, che non ha una forma, ma ha una sostanza. “Noi non blocchiamo il traffico, noi siamo il traffico”, questo lo slogan di Critical Mass, a livello mondiale. E a Catania? Pure a Catania succede. Nonostante le buche, nonostante le piste ciclabili inesistenti. Si va in bici. Il raduno in questo 2009, dopo esperienze settimanali, è per una volta al mese. All’inglese la chiamano “Monthly Version”. Ore 21.30 piazza Roma. “Partiamo?”, il gruppo di quelli con le mountain bike, tutti vestiti a dovere, preme per partire. Ma poi finisce che non ci si muove mai prima delle 22. Nel frattempo arrivano gli altri: c’è un ragazzo che ne ha una che si smonta e diventa da “asporto”, c’è chi ne ha due montate insieme, e diventa altissimo. Tipo con i trampoli. Poi quelli con i cestini fatti di cartone, o quelli in tandem e il cane al seguito. Chi ha quella senza freni perché sfrutta un meccanismo tipo bici che si vedono alle olimpiadi, o quelli con il “chopper”. Ma anche “city bike” normalissime. Ce n’é per tutti i gusti. Persino una “reclinata”: una bici bassissima, con i pedali e il cambio più avanti rispetto alla ruota anteriore. Il tipo che ci va sopra ha messo pure una bandierina “Free Tibet, ‘Ntu Culu a Benzina”. Se gli chiedi che cosa sia quella bicicletta ti spiega per filo e per segno la storia del “veicolo a propulsione umana più veloce”, di come quel modello sia stato messo “al bando” perché troppo veloce e via dicendo… Qualcuno ha i capelli bianchi, qualcun’altra non parla bene italiano. Il gruppo è variopinto. Probabilmente non tutti sanno cosa sia Critical Mass, e sono lì solo perché gli piace andare in bici e farlo in gruppo è ancora più bello. Catania di sera, in bicicletta, è stupenda. Non tutti si conoscono, ma si sorridono, parlano. Ci sono poi i ragazzi della Ciclofficina Etnea, quelli che sono un po’ i promotori di questo appuntamento mensile. Ma ci tengono a precisare: “Critical Mass sono io, sei tu, è di tutti”. Lì, nella Ciclofficina, c’è un foglio di carta, traballante, sopra c’è scritta una frase, bellissima e verissima: “Se i pedoni si ignorano e gli automobilisti si insultano, i ciclisti si sorridono, si salutano e si uniscono”. Sotto la firma, Jacques Goddet: dal 1936 al 1986 fu il direttore del Tour de France. Nel frattempo “il gruppo” è più numeroso. Si parte. Il percorso non esiste, chi sta in testa propone, gli altri seguono. Ogni volta un giro diverso, spesso e volentieri le stesse situazioni. Qualche macchina ti suona, qualcuna si ferma, qualcuna si accosta e chiede “posso venire anch’io?”. “Certo”, rispondono. Chi ti fa una foto, chi sorride meravigliato a bocca aperta. L’appuntamento è rivolto a tutti gli amanti della bici: ogni primo mercoledì del mese, piazza Roma, ore 21.30. Ma c’è anche chi si vede, ogni mercoledì, come scritto su www.criticalmasscatania.it. Nel frattempo agli incroci qualcuno un po’ più esperto blocca qualche macchina, il gruppo passa. Sotto il “Liotru” un giro in tondo e poi su per via Garibaldi. All’inizio sembra lunghissima e pesantissima, ma pedalata dopo pedalata si arriva subito al Fortino. Al solito gli sguardi sono straniti, qualche ragazzino ti “vannia”. E intanto si pedala, si rallenta un po’ il traffico. Nuovamente in centro, in Piazza Bellini una sosta. Perché poi il giro è per tutti, e non bisogna essere allenati, ma solo avere voglia di stare un po’ insieme. Accanto alla fontana c’è una “roda”, un gruppo di ragazzi suona degli strumenti brasiliani e due al centro fanno Capoeira. Si riparte, la vera sosta è nella piazzetta di San Giovanni Li Cuti. Il profumo del mare a pieni polmoni. Poi piano piano c’è chi inizia ad andare via, e chi invece resta e continua. Se non lo provi, pensi che sia solo un giro in bici. Se lo provi ti appassiona, ti coinvolge, ti aiuta a vedere la città da un punto di vista diverso. E’ vero, i pedoni si ignorano, gli automobilisti si incazzano e si insultano, i ciclisti incrociano i propri sguardi, e spesso e volentieri si salutano sorridendo.

La Cicloficina Etnea, laboratorio di autoriparazione e riciclo biciclette
Iuva, Marco, Ciccio, Pasquale, Una, Cristina, Magda, Massimo, Federico, Nazareno sono i ragazzi della Cicloficcina Etna, che ha sede presso il Centro Popolare Experia, in via Plebiscito. “Stanno aperti” il lunedì e il venerdì sera. Un gruppo di ragazzi con la passione per la bici che porta avanti concetti come “la mobilità sostenibile”, in una città dove il muoversi è ormai “insostenibile”. Soprattutto si mettono a disposizione dando una mano per sistemarti o costruirti la tua bici. Iuva ci spiega un po’ come funziona: “L’utente che arriva in Ciclofficina ha la possibilità di ripararsi la bici o di costruirsene una ex-novo perché qualcuno ha donato vari pezzi, o intere bici abbandonate. Noi qui mettiamo a disposizione gli attrezzi, alcuni purtroppo sono abbastanza costosi per cui non tutti li possono avere a casa. Chi viene può portare quello che serve, in modo che tutti poi possono usarlo. La cosa fondamentale è che non si fa commercio, anche se qualcuno viene e dice “io pago e voglio una bici”, questo qui non avviene. Il messaggio che deve passare è che con l’aiuto del responsabile tu impari a costruirti, o ripararti una bici e in futuro potrai anche insegnarlo a qualcuno. C’è proprio una funzione didattica.” Il motto è “lo vedi, lo fai, lo impari e lo insegni”. Le persone che “frequentano” la Ciclofficina sono soprattutto bambini e ragazzi del quartiere. Alcuni vengono da soli, altre con le mamme che li accompagnano e li vengono a riprendere. Poi studenti, stranieri, professionisti. Ogni tanto qualcuno lascia un attrezzo, o una ruota che avrebbe buttato, in modo che chi ne abbia bisogno può recuperarla. Prima dell’Experia la Ciclofficina aveva sede all’Auro, ma “la differenza – spiega Iuva – sta proprio nel fatto che qui i ragazzi del quartiere vengono con le bici e imparano a ripararsele, senza nessun costo ovviamente”.

Short film & Bike polo.
Il 10 giugno alla Lomax la Ciclofficina organizza una serata dedicata a “Le migliori opere, bike themed short movies”, provenienti dai festivals: FILMED BY BIKE (filmedbybike.org) e BICYCLE FILM FEST. (bicyclefilmfestival.com). Ancora: la Bike Pollo Team, e la Etna Foxes, due squadre formate dai ragazzi della Ciclofficina, saranno gli unici due team italiani a partecipare all’Ehbcp, torneo europeo di Bike Polo, che si terrà l’1 e il 2 agosto a Londra: www.ehbpc.org