(Disclaimer: vi sembrerà nella prima parte un post di “auto-celebrazione”, leggete fino alla fine mi raccomando)

Questa che inizia lunedì 18 sarà la mia terza social media week.

La prima fu a Milano nel settembre 2011, la seconda a Torino ed era il settembre 2012, qualche mese fa. Adesso la terza, nuovamente a Milano. La prima cosa che mi venne naturale fare, al primo incontro a Milano in quel settembre 2011, fu di prendere il mio malconcio account twitter e iniziare a twittare quel che sentivo.

In fondo erano già 10 anni che scrivevo a destra e manca e prendere appunti durante una conferenza non era certo nulla di nuovo. Ma di solito gli appunti sul taccuino poi passavano sul computer e da lì o restavano digitali sul web o finivano stampati su carta.

In quella occasione invece gli appunti li digitavo direttamente sul mio nuovo iPhone (e primo smartphone in vita mia) e da lì i miei 200 e qualche cosa follower li leggevano, o meglio chi era connesso di quei 200 follower. Praticamente quasi nessuno. Allora (ne parlo come un’era giurassica) ovviamente usai l’hashtag apposito e così potei commentare dal pubblico. Pare che quel commentare fu particolarmente apprezzato. Una società americana che monitorava le conversazioni su tutta la social media week (quindi in tutte le città dove era presente) fece poi una classifica degli “influencer”.

A quei tempi non era la parola sputtanata che è adesso: ritengo si riferisse semplicemente al risultato di un algoritmo che calcolava numero di tweet, retweet e mention. Insomma, in quella classifica io risultai quello che fu più al centro delle discussioni. Ne scrissi qui sul mio blog linkando direttamente la versione in rete.

Social Media Reporter?

Tutto felice me ne tornai a Catania e continuai a fare quello che facevo e a twittare quel che vedevo. Ridendo dissi tra me: vuoi vedere che da grande faccio il “social media reporter“. Non si poteva però ancora dire in giro perché un evento era solo un evento e quella professione non esisteva.

Bene, quella professione non esiste ancora però non c’è conferenza di settore, ma anche non del settore, dove non ci sia un “report” che accade in rete e su twitter. Lo sappiamo no?  E nel frattempo anche chi organizza eventi sta pensando al ruolo chiave di una figura che lavorando in team racconti sui canali sociali quel che avviene.

Passato un anno e altri eventi (la faccio brevissima), partecipo alla Social Media Week di Torino.

Lì inizio a collaborare con Wired.it e quindi gli appunti dal taccuino ritornano al web sotto forma di articolo. Ma non perdo il vizio di twittare. Nel frattempo un po’ di follower sono cresciuti e oltre all’hashtag qualcuno che mi segue legge anche live quello che scrivo e lo rilancia. In due parole: anche in questa edizione il mio username spunta tra quelli più “al centro” nelle conversazioni. Certo, un po’ minuscolo rispetto ad altri utenti che però hanno dalla loro migliaia di follower.

Apro una parentesi.

A novembre 2012 partecipo ad una breve e intensa esperienza. Mi chiamano a far parte degli “storyteller” del Bto – Buy Tourism On Line. Un gruppeto di persone “deputate” a raccontare sui canali sociali l’evento. Un sacco di tweet ovviamente, una infografica di Blogmeter che mi piazza al centro delle conversazioni e un po’ di post che raccontano la mia esperienza.

Adesso, tra qualche giorno, toccherà alla terza Social Media Week e sarò parte del Social Team che racconterà sui canali sociali questo evento.

E tutto quello che ho scritto prima non vuole essere un “vanto” o spiegare perché sono stato invitato a far parte del team. Vuole semplicemente essere preludio a questo finale di post.

Se tutto quello che ho raccontato sopra è successo è perché non sono mai stato “embedded” nel mio lavoro. Che sia stato invitato o meno ho raccontato quello che ho visto e quando qualcosa non mi piaceva, l’ho twittata, quando ho avuto una critica da fare l’ho scritta e l’ho twittata. Di critiche ne ho fatte tante: perché quando ci vogliono sono più utili dei complimenti. E’ una cosa forse banale, ma l’Italia che viviamo è questa. Meglio sottolinearle certe cose.

Ecco, se mi riesce bene raccontare un evento sui social è perché non devo difendere nessuno e non devo portare nessuna casacca, nemmeno quella di chi mi invita appositamente. E chi mi invita lo sa benissimo. Così e’ giusto che lo sappiate anche voi.

Dunque questo post è un disclaimer.

Mi vedrete twittare e scrivere dalla Social Media Week di Milano come membro del Social Media Team, e leggerete solo ed esclusivamente quel che vedo, sento e percepisco. Che vuol dire raccontare le cose dal mio punto di vista (l’oggettività non esiste) e quel punto di vista non è in vendita. Mai.

ps.
Però vi avviso, la maglietta della social media week la voglio. Non è una casacca. E’ solo una maglietta.

 


Rocco Rossitto

Ho avuto quarant'anni ma poi ho smesso. Questo è il mio sito ;-)

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