[questo post è in progress]


Ieri, 9 novembre 2022, stavo completando un progetto a cui tengo molto. Nel compilare la parte dei destinatari ho scritto così: “Phygital Flâneurs: ovvero curiosi che amano perdersi tanto nel mondo fisico quanto in quello digitale

Ho poi argomentato – brevemente –  illustrando le caratteristiche e i tratti. Non posso raccontare (anche per questo il post è in progress) nel dettaglio cosa ho scritto per non spoilerare, neanche da lontano, il progetto di cui sopra.

Il punto è che nell’indicare la figura del “Phigital Flâneurs” ho subito verificato e cercato riscontro in rete. Se qualcuno ne ha scritto ci sarà su Google. Ma su Google non si trova nulla. O meglio, si trovano “Circa 201.000 risultati” per Flâneur e “Circa 4.400.000 risultatiPhygital.

Phygital è una parola relativamente nuova il cui significato è generato dalla crasi tra le parole “physical” e “digital” e rimanda direttamente al concetto di onlife la cui paternità è da associare al professore Luciano Floridi. Qui un video su YouTube proprio con Floridi. Per approfondire, due testi: Ibridocene – La nuova era del tempo sospeso (che ho letto) e #Phygital (che però devo ancora leggere).

Flâneur – invece – è una parola francese che ha qualche annetto in più. Copio e incollo da Wikipedia:

Flâneur (al plurale flâneurs) è un termine francese, reso celebre dal poeta Charles Baudelaire, che indica l’uomo che vaga oziosamente per le vie cittadine, senza fretta, sperimentando e provando emozioni nell’osservare il paesaggio. La parola non possiede un’esatta corrispondenza in italiano, tuttavia la locuzione “andare a zonzo” rende bene l’idea dell’azione. l concetto di flâneur ha una significativa presenza anche nell’opera del filosofo Walter Benjamin ed è ricorrente nell’ambito di discussioni accademiche sulla modernità; è diventato significativo anche in architettura e urbanistica.

Quindi, e lo voglio dire qui chiaramente, a me è sembrato molto strano che in rete non si trovassero articoli, post o altro che parlassero della figura dei “Phigital Flâneurs“, ovvero persone che amano “andare a zonzo” tanto nel mondo fisico, quanto nel mondo reale. Perché per me è stato abbastanza automatico e involontario unirle per descrivere quel tipo di persone (di cui io faccio assolutamente parte).

Ho così fatto un microscopico sondaggio sul mio Instagram i cui risultati microscopici mi dicono che il 43% di chi ha risposto non ha mai sentito il termine, ma ne comprende il significato, il 57% non ha mai sentito il termine e non ne capisce il significato, lo 0% ha sentito il termine. Ora, sempre per essere chiaro: una % espressa senza indicare il totale è una % che non ha diritto di parola. Lo specifico perché non vorrei mai che Donata Columbro leggendo (ma tanto non lo legge, scommettiamo?) questo post crei una bambolina voodoo a mia immagine e somiglianza. È una deriva brutta quella in cui si cita solo la percentuale e lei nel suo Ti spiego il dato lo dice come lo si direbbe ad un bambino quanto è grave questa cosa. Quindi, escludendo qualunque valenza scientifica, mi tengo il risultato relazionale delle risposte: tra chi ha risposto nessuno aveva mai letto dei “Phigital Flâneurs“.

Perché cito Donata? Perché lei è l’unica che, sollecitata da un mio DM, (visto che al sondaggio non aveva degnato la minima attenzione) mi ha risposto con un secco “ne ho letto, ma non ricordo dove”. Ora, siccome lei va sempre di corsa, sempre presa da mille cose (perché è una brava brava) ed è già tanto, tantissimo, che mi abbia risposto, a me interesserebbe leggere qualcosa in merito.

Quindi: se qualcuno ha letto da qualche parte, prima (o dopo) aver letto questo post, delle figure “mitologiche” dei “Phigital Flâneurs” si faccia avanti, spari un link, fotografi una pagina e me la mandi.

Non vorreste mica farmi passare per quello che ha coniato il termine “Phigital Flâneur” 😉


Nota: le immagini presenti in questo post sono state generate tramite craiyon.com (ex dall-e mini)