Piazza Scammacca è una di quelle piccole piazzette anonime di congiunzione tra qualcosa di più bello  che spesso troviamo nei centri storici delle nostre città. Lo è per un volere preciso: la mancanza di una idea di sviluppo del centro storico, aggredito dai baretti in cui servire shortini ad un euro, involgarito dal traffico delle auto, imbastardito da una totale assenza di controllo. Negli ultimi 10, 15 anni questo è successo più o meno ovunque nel centro di Catania.

Però Piazza Scammacca non è una piazzetta anonima proprio per la sua funzione di snodo e congiunzione di luoghi, vie, monumenti che compongono il dna del cuore di questa città. Per esempio: nell’edificio dove ora è sorta “Piazza Scammacca” nel 1643 fu inaugurata la chiesa di Santa Maria del Rosario.  O ancora: negli anni ’90 e ad inizio dei ’00 i caffè concerto prendevano forma proprio tra quelle vie e la chiesa divenne poi anche una tesoreria comunale. Attualmente, al secondo piano, è sede dell’Archivio Storico del Comune di Catania

Oggi, ed è il motivo per cui ne scrivo, è nato un progetto che – spero – abbia la forza di imprimere un cambiamento in questa area della città. Lo dico con un misto di ingenuità e speranza. Sono stato invitato a conoscere il posto e ad assaggiarne le sue qualità. Ma questo per me è veramente secondario: ben felice che ci sia un posto nuovo dove mangiare in città. Ma il cibo non è l’unica cosa che rende viva una città e Catania ha – oggi – una mancanza di vitalità culturale e una abbondanza di offerta culinaria.

Il progetto Piazza Scammacca ha come titolo in bella mostra sul suo sito (e sulla porta di ingresso) queste tre parole: MERCATO, PERSONE, CULTURA. Sono tre parole molto belle: il mercato è un luogo di scambio di merci e saperi, le persone sono il centro del mercato, il punto vitale, e la cultura è ciò che riesce a fare la differenza di valore tra una realtà e un altra.

Piazza Scammacca sarà l’ennesimo posto dove mangiare (bene) a Catania? A quanto ci hanno raccontato durante la serata la risposta è, ovviamente, no. Mangiare bene non è il risultato, ma un mezzo per arrivare ad altro, un modo per contaminarsi, per innescare meccaniche sociali, per dar vita a una rigenerazione urbana.

Credo che il punto di questa operazione sia proprio riuscire ad utilizzare il mangiare e il bere per attivare altre commistioni che in questa città sempre più mancano. Quindi sono contento che questo progetto abbia preso vita e stia prendendo forma, perché sarà solo camminando che si potrà capirne il valore. Per ora gli ingredienti sembrano quelli giusti, il tempo ci dirà se è solo un racconto o se sarà una bella storia.

LA PROPOSTA

Piazza Scammacca da un lato ricalca esperienze già presenti in Italia, da una parte si differenzia. Come altrove la formula è semplice: ci sono varie proposte e il fruitore può decidere cosa consumare. La differenza rispetto altrove è che vi è un servizio al tavolo e non un self service e la cantina è unica. Parentesi: si trova nel caveau dell’ex tesoreria e l’ex ingresso privato dei frati domenicani che accedevano alla chiesa, e propone un percorso di vini che abbraccia tutta l’Italia. La cantina è il luogo più suggestivo e ben riuscito, a mio parere.

I format presenti sono 6:
● Panem – Il viaggio nel panino Italiano;
● Zio Enki – La carne italiana che strizza l’occhio al gusto internazionale;
● Ella e Illum– La pasta della tradizione e la pasticceria moderna;
● Mareide – Il pesce, crudo, fritto e affumicato;
● Clara Bow – Cocktail e caffetteria.

Durante la cena abbiamo assaggiato un piatto di ogni realtà e tutti meritavano molto. Mi soffermo solo su una delle realtà, non perché le altre non meritino, ma per non anticipare troppo. Mareide vede protagonista lo chef Jospeh Miceli che appartiene a quella scena molto attiva che concentra, in provincia di Ragusa, una vitalità gastronomica che nessun altra provincia siciliana ha. Sono molto felice che abbia, finalmente, un approdo a Catania.

Infine, sono veramente contento che sul sito di Piazza Scammacca ci siano i menù completi di ogni realtà, con ciò che si può mangiare e bere e quanto costa: la trovo una scelta giusta. Quindi più che raccontarvi io quanto buona era la carne salada di cavallo di Panem, o l’Aguglia Imperiale affumicata di Mareide vi rimando direttamente al sito per approfondire la proposta.