In quell’enorme, lento e lunghissimo podcast che è Genova Tapes, Alessandro Baricco dialoga con Renzo Piano. La chiacchierata è completamente avulsa dalle forme a cui siamo abituati. Le domande sono ragionamenti che si estendono. Le risposte divagano. Il tutto va avanti per cinque ore e qualcosa. La prima puntata dura 2 ore e 41 minuti. La seconda dura 2 ore e 34.

Non l’ho ancora finito, ma ci sono due concetti che mi hanno inchiodato all’ascolto mentre squarciavo la Sicilia in macchina da ovest verso est.

Il primo riguarda la bussola che ognuno di noi ha dentro.
Fa un esempio Renzo Piano che più o meno dice che se prendi uno come Gino Strada, gli fai fare vari e svariati giri su se stesso e poi lo fermi all’improvviso lui comunque non perderebbe la direzione. E la sua direzione, per tutta la vita, è stata quella di curare le persone in teatri di guerra.

Il secondo riguarda lo stile, paragonato ad una gabbia piena di lusinghe.
Ovvero: se fai forza sul tuo stile (qualunque sia il tuo “genere” di creazione) stai cedendo alle lusinghe di chi vuole ciò che ci si aspetta da te.

Ci sono molte altre cose che Renzo Piano dice che trovo condivisibili e molto interessanti. Sono tutte cose che mi fanno sentire meno distante e meno in mare aperto mentre navigo a vele spiegate nel mare del disagio dei carousel che ricordano il 2016 (o qualche altro trend di turno).

Me ne rendo conto: ho più affinità con un signore di 88 anni di cui so poco e niente che con le persone con cui sono in contatto da anni sui social.




Rocco Rossitto

Ho avuto quarant'anni ma poi ho smesso. Questo è il mio sito ;-)

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