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I Mercati del suono

I Mercati del suono
31 Dicembre 2009 Rocco Rossitto

Diego Vespa racconta i suoi Mercati Generali a Catania dopo undici anni di attività. Nel 2008 è finito nella lista dei 10 club più importanti al mondo.

di Rocco Rossitto – luglio/agosto ’09 I LOVE SICILIA

Diego Vespa ha una parlantina veloce, ogni tanto però fa qualche pausa. Si ferma. Ci pensa su e risponde. 42 anni, la barbetta corta che inizia leggermente a diventare bianca, una laurea in Scienze Politiche a Firenze, un master a Parigi e poi a circa 28 anni il rientro a Catania. Le prime serate, i primi eventi a metà degli anni ’90. “Eravamo un gruppo di persone appassionate di musica, di soul, di funk – racconta. Organizzavamo concerti come quello di Maceo Parker o anche feste con dj nei casolari, sull’Etna. Ci chiamavamo KLAB e non avevamo un luogo fisso per le cose che facevamo”. Parla al passato Diego, ora quel luogo fisso c’è ed è conosciuto in tutto il mondo. Si chiama Mercati Generali e il giornale britannico The Guardian nel 2008 l’ha inserito tra i dieci più trendy al mondo. Si trova in Contrada Jungetto, sulla Catania-Gela. Un filare di palme da percorrere a piedi. Poi il giardino di fichi d’India, dove ci puoi camminare dentro e ci sono pure i tavoli. Il palchetto esterno con il gelsomino sopra. Ogni tanto, durante qualche live o dj-set un fiore cade sul microfono o sul giradischi. E poi le tre sale del vecchio palmento, costruito a fine ‘800, dove si produceva e conservava il vino. La fortuna dei Mercati Generali è dovuta in larga parte a questo posto. Altra piccola pausa, e poi subito un fiume di parole: “I catanesi e la gente che a Catania usciva di sera era prevalentemente orientata ad andare in zona mare: Aci Trezza, Aci Castello, Taormina. Era strano che ci fosse qualcosa di così vicino, ma anche fuori dalla città. Poi ci si rese subito conto che con 15 minuti di macchina si poteva arrivare comodamente senza fare le grandi file che ci sono ancora ora per andare a mare. E’ stata una scommessa. Pochi giorni prima dell’opening ci chiedevamo se veramente qualcuno potesse venire in una direzione opposta rispetto al flusso estivo.” E qualcuno arrivò quel 21 giugno 1998. Da lì 11 anni di programmazione varia, con un sguardo obliquo rispetto al “main-stream”, riuscendo a far esibire dal vivo artisti e soprattutto dj che in Italia non scendevano mai sotto Roma. “Negli anni – continua – abbiamo stretto molti rapporti di amicizia e lavoro con realtà europee e statunitense. La nostra programmazione è molto influenzata dai rapporti che abbiamo con queste realtà e così riusciamo a portare nomi che altrove non arrivano”. Parla sempre al plurale Diego: con lui, in questa avventura, anche Franco Adorna ed Enrico Sapienza. Inseparabili già dai tempi di KLAB.

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